domenica 31 luglio 2011

Perdiamoci di vista

Milano, un pomeriggio qualsiasi di un sabato qualsiasi di mezza estate.
Semaforo rosso.
Fermo la macchina e mi guardo intorno.
Sul marciapiede di fronte a me vedo un tizio, completa tenuta da moto. Parla con una ragazza e gesticola concitato.
Non lo vedo in faccia, ma si muove in modo familiare, anche se lì per lì mi sembra improbabile averlo ricosciuto davvero.
Semaforo verde.
Riparto, gli passo vicino e lo guardo meglio.
Io, la persona meno fisionomista che ci sia, mi rendo conto di aver avuto ragione su una persona che non vedo da circa 15 anni.

Ecco a voi la morale della giornata.
Possono trascorrere 15 anni senza che si incontri più una persona, la quale nel frattempo può invecchiare, ingrassare o dimagrire, perdere i capelli o farli crescere. Ma se 15 anni fa era una persona supponente e fastidiosa, continuerà per sempre a pontificare nello stesso modo, ed a mettere a disagio la persona con cui sta parlando. Anche 15 anni dopo.
Il tempo sembra quindi non aver migliorato lui, ma sono certa che abbia migliorato me, perché adesso certi soggetti li riconosco più velocemente.
E comunque, che bello alle volte perdersi di vista.

domenica 24 luglio 2011

Alla griglia di partenza

Le assenze rendono i ritorni più piacevoli.
Riassunto delle puntate precedenti: Pisapia è Sindaco di Milano, tutti i referendum sono passati, il mio computer dell'ufficio è morto da oltre un mese e io mi porto ogni giorno il mio da casa, finalmente non ho più il colorito grigio/verde da milanese doc, la mia Punto del '99 ha puzzato di benzina per circa una settimana ma poi è tornata come nuova (la pompa di benzina più che altro è nuova) e in ultimo ho avuto conferma di non saper fare una borsa sensata nemmeno per stare via un weekend (ho portato un paio di scarpe con tutta la scatola).
Detto questo, l'altro giorno sono arrivata in ufficio con immotivato buon umore e ne sono uscita con un malumore che di fatto aveva molto più senso.

Si vocifera che da settembre arriverà in agenzia un nuovo copy. Un uomo.
Che i miei capi hanno già definito "Una Ferrari".
Ho l'impressione che la Ferrari sia uno di quelli che nascono belli e che passano la vita con grande convinzione di esserlo. Questa cosa però va letta come metafora, perché la bellezza non è esattamente una questione che lo riguarda.
Leggermente pieno di sé e vagamente marpione strisciante, si è presentato alla festa dell'agenzia cercando di essere brillante e un po' viscido al tempo stesso, che pensavo fosse una cosa impossibile, ma ora che ho visto la Ferrari in azione posso assicurare che si può fare.
Ha indagato, ha ammiccato, ha bevuto, ha millantato.
Poi ad un certo punto, parlando con me, si è interrotto di colpo e ha cominciato a smanettare con il cellulare dicendomi: "cancello i vecchi messaggi". Strana come strategia per apparire interessante, ma ha usato pure quella.
Nel frattempo, ho anche avuto occasione di incontrarlo.
I miei capi mi hanno detto che ho un sacco da imparare da lui. Che lui viene da una grande agenzia e che per sganciarsi e venire da noi le cose sono complicate. Ma anche che ha tantissima voglia di lavorare con noi e che quindi è disponibile fin da ora a partecipare a qualche progetto.
Non si capisce bene come mai quello che è chiaro a me non lo è a loro: alla Ferrari non frega nulla di lavorare con noi gratis e prima del tempo. Vuole solo capire se si pentirà di venire via da dove si trova.
Ma va bene così, posso anche capirlo.
Soltanto con una riunione e una telefonata è già riuscito ad essere sgredevole con me una manciata di volte.
Peccato. Mi spiace che abbia capito così male cosa vuol dire lavorare con delle donne.