sabato 31 ottobre 2009

Chi cerca trova

Pare che una persona sia arrivata sul mio bolg inserendo la seguente chiave di ricerca su Google: "cerco per scuola un riassunto di un film giallo di jessica fletcher".
Come prima cosa, vorrei tanto conoscere il malcapitato e mi spiace di non essergli stata di aiuto, perchè Google lo avrà rimandato a questo post.
Come seconda cosa, sarei tanto curiosa di chiedergli per quale motivo a scuola gli chiedono di fare il riassunto di un film giallo di jessica fletcher...

giovedì 29 ottobre 2009

Il copy che legge (e scrive) tra le righe

Giornata qualsiasi, pomeriggio qualsiasi, progetto qualsiasi da tirare in piedi.

J: Devi provare a ipotizzare tutte le attività che possono attirare la gente in un concessionario di auto. Non so, tipo quando c'è un gambe aperte...
Pris: ...
J: cioè, no, volevo dire... un braccia aperte...
Pris: ...
J: oddio, com'è che si dice?
Pris: intendi un "porte aperte"?
J: ecco brava...

E siccome sono un bravo copy, ho letto tra le righe e, sempre tra le righe, ho pensato di inserire nel progetto attività che prevedessero la presenza di hostess. Non era questo che voleva dirmi J?

domenica 25 ottobre 2009

Rockabilly in the bathroom

Premetto: tengo alla pulizia della mia casa e me ne prendo cura, quindi non mi giudicate.
E' solo che al termine di una settimana di lavoro decisamente impegnativa, se non uso l'anticalcare tutti i giorni, mi ritrovo a dover strofinare parecchio per pulire il bagno...
Va bene, premessa fatta.
Comunque, quando sabato mi sono alzata e sono andata in bagno, ho trovato il volto di un rockabilly nel tappo del mio lavandino. Lavoro del calcare oppure è un indizio sull'identità del mio poltergeist?


Essere un perfetta lavoratrice: dress code

Seconda puntata. Dress Code.
Ovviamete, sempre da Virgilio che dopo la prima puntata, ci offre adesso la seconda.
(O meglio io ho deciso che sia la seconda)

Riporto l'incipit dell'articolo.

Essere presi sul serio in ufficio è uno degli obiettivi più importanti, soprattutto se si appartiene al genere femminile e se si ambisce ad assumere ruoli di responsabilità. A questo scopo il look giusto può veramente fare la differenza.
Cominciamo bene. Io non ho voglia di scandalizzarmi di questo ritratto del mondo del lavoro in cui per le donne conta il look e non le attitudini, la preparazione, i titoli di studio, il talento. Scandalizzatevi voi, per cortesia.

Trucco e capelli: meglio una seduta in più dal parrucchiere per una sistemata piuttosto che aggirarsi per l'ufficio con la ricrescita bianca in vista o un colore sbiadito e improbabile.
Benissimo, immagino sia vero. Chiediamo ai parrucchieri la cortesia di restare aperti di notte, così avrò modo di avere un taglio e un colore sempre perfetti.

Quanto al make-up, uscire di casa senza avere operato qualche intervento migliorativo sul viso è come per un uomo andare al lavoro senza essersi fatti la barba: l'efferro sciatto è assicurato.
E qui c'è una luce in fodo al tunnel: le donne si devono truccare, tanto quanto gli uomini devono farsi la barba. Meno male, anche perchè in effetti credo di metterci molto meno io a truccarmi la mattina, rispetto che un uomo a radersi. E finalmente un punto per me.

Il trucco sarà ovviamente il più possibile naturale e luminoso, senza concessioni a colori shocking e a unghie dipinte di blu o rosso fuoco.

Ops. Quindi dovrei evitare il mio smalto viola? Vedremo...

Segue una lista di capi di abbigliamento vietati, e poi il consiglio illuminante:
Must del dress code da ufficio: una camicia bianca con sotto un reggiseno invisibile color carne, un blazer, un tailleur, una gonna nera al ginocchio, un paio di pantaloni neri a sigaretta, un cardigan in cashemere, una borsa capiente che possa ospitare tutti i vostri preziosi documenti, un paio di scarpe comode ma ben lucidate, con tacco medio e non appuntito.

Sembra tutti estremamente semplice e innocuo. Ma mi viene un dubbio. Perchè questo articolo, che è tutto sommato deludente nella sua banalità e in tutti i suoi luoghi comuni, riassume splendidamente una grande verità. Che la cosa più importante è che le donne sul lavoro riescano ad anestitizzare il proprio potenziale erotico, perchè si ritiene sia qualcosa di molto simile ad un'arma impropria.
Quindi da una parte ci sono donne super sexi e predatrici, dall'altra parte (unica alternativa) ci sono le donne vestite da bravi soldatini, con pantaloni neri a sigaretta e cardigan in cashemere.
E tutte le altre? Ma perchè l'abbigliamento deve essere considerato soltanto strumento di seduzione? Perchè non viene mai in mente che le persone utilizzano l'abbigliamento per esprimere parti della propria persona e del proprio carattere? La questione è che si ritiene che l'unica cosa che le donne possono esprimere di sé è la propria capacità seduttiva, ma questo è un problema che riguarda chi la pensa così, non certo le donne.

Io, che oggettivamente non sono mai stata considerata quel tipo di donna (anche perchè non ho il cosiddetto physique du rôle) mi vesto ogni giorno a seconda di come mi sento. Se indosso abiti neri o grigi, è perchè ho voglia di fare tappezzeria e di non dare nell'occhio. Indosso colori vivaci se ho voglia di mettere un po' di energia alla mia giornata. Indosso qualcosa a caso se ho troppo sonno per capire cosa mi sto infilando.
E' vero, sono fortunata perchè non ho un ruolo "di rappresentanza" e perchè non sono mai a contatto con il pubblico, né con i clienti. E ho sufficiente intelligenza per capire che è comunque un luogo di lavoro e che non è il caso di presentarsi come se mi recassi in spiaggia.
A parte questo, non riesco davvero a capacitarmi del fatto che si consigli a una donna di mettersi nell'esatto corrispettivo della "giacca e cravatta" per essere semplicemente come un uomo.
Mi sa che siamo proprio in alto mare.

giovedì 22 ottobre 2009

Essere una perfetta lavoratrice


I lanci presenti nell'home page del portale di Virgilio mi danno sempre grandi soddisfazioni. Oggi il mio occhio è caduto sulle 15 regole per essere una perfetta lavoratrice, che in tempi di crisi fanno anche comodo, diciamocelo. Mi rimane il dubbio del perchè serva un manuale per le lavoratrici e non per i lavoratori in generale. Ma evidentemente, gli uomini sono perfetti lavoratori per nascita, ça va sans dire!
Qualche commento ai punti più succosi.


Al punto 3
Abbiate un atteggiamento positivo. Siate briose, ottimiste e incoraggiate gli altri. È sempre apprezzabile e poi nessuno ha voglia di lavorare con la depressa di turno.
Dai, è vero. Non è divertente lavorare con una musona. Del resto mi è stato fatto realmente notare, in uno dei miei primi posti di lavoro. Il mio capo donna (e il fatto che fosse donna mi ricorda sempre che è troppo facile ritenere che l'appartenenza a un genere possa essere garanzia di qualità) mi chiamò nel suo ufficio un giorno per dirmi che uno dei motivi per cui lavoravo in quell'agenzia era la mia comprovata capacità di essere sempre sorridente e positiva. Quindi, ero pregata di non cambiare atteggiamento, perchè in caso contrario la signora in questione avrebbe potuto non avere più piacere a lavorare con me. In effetti mantenne la parola: mi licenziò in tronco quando mi permisi di lamentarmi, in modo per altro molto più concliante del dovuto, perchè né io né i miei colleghi avevamo ricevuto lo stipendio del mese precedente.
Vorrei anche segnalare che nella stessa agenzia, per oltre un mese un mio collega si presentò ogni giorno con la faccia da funerale: non salutava all'arrivo, non parlava con nessuno per tutta la giornata e se ne andava la sera senza emettere un suono. Aveva problemi suoi, per carità. Noi colleghi eravamo anche preoccupati per lui, ma in ogni caso la signora non fu sfiorata dall'idea di far parola di questo.
Forse è proprio vero che sono soltanto le lavoratrici ad avere bisogno di un manuale.

Al punto 4.
Non raccontate la vostra vita privata ai superiori. Perdereste credibilità.
Molto volentieri, non ci tengo. Al di là di qualche aneddoto, non amo mai raccontare i fatti miei. E' complicato però rispettare questa regola quando, chiedendo un permesso per motivi personali, si è sottoposti ad un terzo grado in pena regola, perchè il capo in questione vuole misurarsi in una nuova e avvincente partita del famoso gioco di ruolo: "organizziamo i fatti tuoi per dimostrarti che puoi occuparti delle tue vicende di notte e non nell'orario di lavoro".

Al punto 6.
Sappiate prendere l'iniziativa e rischiare. Osate accettare un compito che vi sembra difficile. È il solo modo per progredire.
Io sono la quintessenza del multitasking (e come me i miei colleghi, non sono certo una martire o un'eccezione). Questo però non mi fa progredire, mi fa solo sopravvivere.

Al punto 7.
Siate discrete riguardo al vostro stipendio. Questo argomento è quasi tabù. Sapere che la perfida Sofia guadagna più di voi potrebbe rendervi cattive.
Sì ma non con Sofia. Se guadagna di più, buon per lei.
Il vecchio adagio "non dire mai quanto guadagni" serve solo per tenere buona la gente, e per evitare che ci si renda conto delle piccole o grandi ingiustizie che serpeggiano in un ufficio.

Al punto 8.
Non sognate. Non è detto che il vostro capo vi concederà un aumento solo perché avete fatto gli straordinari qualche giorno prima di andare a chiederglielo.
No infatti, è vero. Sognare è stupido. Anche se gli straordinari non sono una tua iniziativa. E poi pagare gli straordinari "non si usa più". A me hanno detto così, e io ci credo ciecamente, perchè mi sembra un discorso legalmente ineccepibile.

Al punto 9.
Siate prudenti. Se un collega ottiene il posto cui ambivate, non diffondete voci su di lui né fulminatelo con lo sguardo. Al contrario, fategli le congratulazioni. Avrete sicuramente bisogno di lui prima o poi.
Più che essere prudenti o opportunisti, qui sarebbe il caso di essere persone appena decenti.

Al punto 11.
Non umiliate gli altri in pubblico. Se gestite un gruppo e dovete rimproverare qualcuno, fatelo in privato: il brutto anatroccolo umiliato cercherà sicuramente di vendicarsi.
Anche in questo caso, sarebbe sufficiente essere persone decenti. E che lo fossero anche gli altri se possibile.


Buon lavoro a tutti.

sabato 17 ottobre 2009

Piove, autista ladro (?)

Qualche giorno fa a Milano è venuta giù tanta di quella pioggia, ma tanta di quella pioggia, che la voglia era quella di tornare sotto le coperte e rimandare qualsiasi impegno al giorno dopo.
Invece sono uscita come al solito di casa e, come ogni settimana, ho fatto lo slalom tra le bancarelle del mercato sotto casa per raggiungere la fermata dell'autobus che mi porta al lavoro.
E lo slalom tra gli ombrelli e i teloni delle bancarelle carichi d'acqua può essere un'esperienza davvero formativa. Dopo i miei 10 minuti di attesa, l'autobus è arrivato. Piega e strizza l'ombrello, poi sali.
Tragitto normale, cosa ci sarà da raccontare? Gente pigiata, odore di pioggia e di dentifricio vario, nella migliore delle ipotesi.
Poi una fermata come tutte le altre. Una signora senza ombrello che corre per salire a bordo. L'autista che probabilmente non la vede arrivare, non l'aspetta, riparte e si ferma pochi metri più avanti, al semaforo rosso. Ed è qui che la donna ricomincia a correre, arriva alla porta davanti, quella proprio di fronte all'autista e si  mette a bussare forte sul vetro.
L'autista si volta, la guarda e le fa segno di non poter aprire, perchè non è più in fermata e non è autorizzato.
La donna bussa ancora, bussa più forte.
L'autista ribadisce di non poter aprire e la ignora.
Dall'autobus qualche voce che gli chiede di aprire, ma niente di più.
Solo che la donna non ci sta. Si mette davanti all'autobus e aspetta. In mezzo alla strada, anzi, in mezzo a un incrocio, alle ore 9 di una mattina milanese di ordinaria follia. Con la pioggia che aumenta, senza ombrello, con un impermeabile che ormai è così zuppo che non serve più a nulla.
Si mette davanti all'autobus e non si muove.
Sul mezzo comincia la guerra. C'è chi dice che la donna è una pazza e che si deve togliere dai coglioni. C'è chi dice che l'autista è uno stronzo e che dovrebbe aprire. C'è chi dice che questa storia di non poter aprire le porte non sta in piedi e che quando arriva correndo una ragazza carina, le viene sempre aperto. C'è chi dice che in realtà l'autista non ha aperto alla donna quanto l'autobus era ancora in fermata e che quindi adesso non può guardare troppo per il sottile. E poi c'è chi dice che vuole scendere, che non vuole restare chiuso sull'autobus e che se l'autista non apre le porte è sequestro di persona.
E a quel punto l'autista urla: "No che non posso farla scendere, le ho detto che non posso aprire le porte fuori fermata!" Non fa una grinza, in effetti.

Io non faccio e non dico nulla. In realtà mi viene molto da ridere. Questo piccolo pezzo di mondo che si scalda, si indigna, si arrabbia, si annoia, si schiera mi affascina e mi diverte.
E penso a quella donna sotto la pioggia, tanto che mi verrebbe voglia di scendere davvero e di andare ad abbracciarla. Perchè comincio a immaginare alla sua vita, che probabilmente è esattamente uguale alla mia, tante sono le offese, le delusioni, le amarezze, le ingiustizie. E lo so che poi arriva una mattina in cui non si può neanche sopportare un autobus che ti lascia a terra, facendo finta che tu non esista.
Poi un signore è arrivato, le ha offerto un ombrello, si è messo a parlare con lei e l'ha convinta a spostarsi e l'autobus è ripartito.
Io sono arrivata al lavoro con venti minuti di ritardo, ma non è stato grave.
Piuttosto io e i miei colleghi siamo stati convocati in riunione e ci sono stati comunicati i provvedimenti economici presi per contenere le difficoltà finanziarie dell'azienda. E avrei tanto voluto avere il coraggio di uscire sotto la pioggia e mettermi davanti all'autobus. Solo che non l'ho fatto.
Chissà, forse deve proprio arrivare la mattina giusta per ognuno di noi.

venerdì 9 ottobre 2009

Honest Scrap


miscredente08 mi ha fatto dono del premio Honest Scrap e io non posso che ringraziarlo, anche se si tratta di un dono collettivo di cui ho beneficiato semplicemente perchè sono inserita nel suo blogrol... se è il momento di essere onesti, devo esserlo fino in fondo!

 
Ecco le 10 verità che mi riguardano:


1) Non sono capace di litigare. In genere dopo un paio di battute incomincio a pensare che probabilmente ho torto, perchè mi immedesimo nella posizione dell'altro e mi vedo una merdaccia. Quindi, un qualsiasi accenno di litigata crolla miseramente ancora prima di prendere ritmo. Poi però ci soffro perchè non riesco mai a rivendicare con un po' di energia le mie posizioni.


2) Alterno momenti di estrema pigrizia (99%) a momenti di sorprendente iperattività (1%) il che rende la mia vita leggermente complicata. In particolare, nei momenti di pigrizia accumulo disordine, in quelli di iperattività devo riordinare a tutti i costi. Lascio a voi immaginare la mancata proporzione tra queste due fasi.


3) Associo spontaneamente numeri, giorni della settimana e lettere dell'alfabeto ai colori. Quando ho scoperto che la sinestesia era segno di genialità creativa ne sono stata orgogliosa. Poi ho scoperto che non avevo i sintomi della sinestesia e che, tuttosommato, era meglio così visto che poteva essere il segno di patologie cerebrali di varia entità.


4) Non sopporto l'arroganza e l'atteggiamento dogmatico, di qualsiasi genere sia. Le due cose, spesso, procedono accoppiate, il che mi facilita le cose perchè posso avercela con una stessa persona per i due motivi.


5) Non sopporto i luoghi comuni, soprattutto sulle donne e sulla politica.


6) Ho cominciato a scrivere a 5 anni e non ho più smesso. La prima poesia a circa 7 anni. Era orrenda e sembrava scritta da una vecchia signora dell'ottocento. Poi ho migliorato le mie letture.


7) Sono molto lenta a leggere. La questione è che leggo mentalmente come se leggessi ad alta voce, perchè mi piace il "suono" delle parole. Provate a declamare un romanzo e capirete quanto tempo ci si può mettere.


8) Sono molto curiosa e ho il brutto vizio di ascoltare le conversazioni altrui: sul tram, in pizzeria o in fila alla posta. Penso sempre che ne potrebbe venire fuori una storia interessante, ma in realtà sono solo curiosa.


9) Quando ho sonno rido. Quando bevo mi viene sonno. Quindi se bevo e mi metto a ridere, non è perchè mi ubriaco facilmente. E comunque non reggo l'alcool.


10) Sono da sempre vittima di un grande equivoco, perchè ho la faccia da buona anche se non lo sono per niente. Tra l'altro, molti confondono buona con scema e siamo a posto. Quest'ultimo punto si ricollega inevitabilmente con il primo e il cerchio si chiude.


Ecco le dieci proposte dei dieci blog che seguo con particolare attenzione, oltre a quello di miscredente08 ovviamente:

  1. Alianorah
  2. Beads and Tricks
  3. Comincio lunedì
  4. Freddy Nietzsche
  5. Il blog di Chit
  6. Life of a Misfit
  7. Macchianera
  8. Michela Murgia
  9. Petrolio Rosso
  10. The Indie Handmade Show

 Buon Honest Scrap a tutti!

mercoledì 7 ottobre 2009

Cabaret in pillole. Ancora.

Leggo questa mattina su Spot&Web della nuova "campagna abbonamenti e immagine coordinata di Prima ‘10, la rassegna di cabaret con la direzione artistica di Gino Astorina che ospiterà artisti come Paolo Caiazzo, Rita Pelusio, Bianchi e Pulci, il Gatto Blu e Alessandro Di Carlo". Guardando l'adv rimango perlessa...



Innanzi tutto perchè mi ricorda molto ma molto qualcosa che non solo ho già visto, ma che aveva avuto un successo notevole, visto che si trovava in tutte le librerie.








Secondariamente, perché mi fa molto riflettere (e un po' ridere) che nei credits riportati dalla testata giornalistica ci sia il direttore creativo e l'art director. Nessuna citazione per il copy.
E allora i casi sono tre. O il direttore creativo è anche copy (succede, lo so è strano ma succede!), ma sembra strano che non abbia sentito la necessità di segnalarlo. O si sono dimenticati del copy. O il copy non c'è mai stato e, magari, coinvolgerlo sarebbe stato utile.
Così, tanto per sperimentare qualcosa di nuovo...

martedì 6 ottobre 2009

Cambio rotta, cambio stile

L'insofferenza per me non è una novità. Eppure da un po' di tempo a questa parte ha raggiunto livelli che superano di gran lunga la normalità. O almeno quella che io considero la normalità.
E' uno di quei momenti in cui sembra che tutto possa accadere. Non c'è una sola cosa nella mia vita che non potrei decidere di cambiare, da un giorno all'altro. Resta solo da capire se ne avrò il coraggio.
Ecco, diciamo che un taglio di capelli non sarebbe sufficiente.

lunedì 5 ottobre 2009

Scrivere non basta

C'è una poetica del tutto particolare intorno alla scrittura e a chi si dedica a tale pratica. Basta vedere film e telefilm, per notare come viene rappresentato chi scrive. Così mi sono messa alla ricerca, e ne condivido i primi risultati.

La scrittura immersa nello spazio della follia, come quella di Jack Torrence nello Shining di Stanley Kubrick:



La stanza di Diane Keaton in Tutto può succedere. Legno scuro e particolari bianchi, con luce perfetta sia di giorno che di notte.





E perfetta, anche nella sua voluta imperfezione, anche Carry Bradshow che scrive di sera, da sola:



Persino la corrispondenza di Meg Ryan in You've got a mail ha una sua suggestiva scenografia:



E Tom Hanks non è da meno. Anzi, nella differenza tra queste due foto c'è tutto il film:



Per non parlare della montagna di libri tra i quali Sean Connery diventa il mentore del giovaneRob Brown, nel film Finding Forrest di Gus Van Sant:



E terminando con un classico dei miei pranzi a casa. Jessica Fletcher nella sua cucina del Maine:




Lo so, lo so. Molti altri esempi ci potrebbero essere e molti me ne verranno in mente.
Ma in generale, mi domando se forse non sia un problema di arredamento il mio. Magari con un altro contesto, avrei il giusto applomb per diventare una scrittrice famosa.

domenica 4 ottobre 2009

Le operazioni per le grandi pulizie d'autunno

Weekend trascorso a fare piazza pulita in casa. Anche per vedere se magari mi passa l'allergia o qualunque cosa sia. Che non è allergia alla polvere, in teoria, ma visto che sono stufa di attenermi alla teoria, cerco soluzioni alternative.

Due locali per due persone in teoria dovrebbe essere uno spazio sufficiente per trovare posto a tutto, ovviamente non è così.
E allora, perchè tutto entrasse dentro gli armadi e non rimanesse fuori, ho cominciato ad eliminare quello che era stipato dentro e che forse non era così necessario.

Tre sacchetti giganteschi di carta da buttare mi hanno fatto capire tre cose.

La prima. Mi viene spedita una quantità enorme di carta e io conservo tutto, il che rasenta il patologico. Ma ogni volta penso che magari c'è un'idea, un'ispirazione, magari può venire utile quando devo scrivere un mailing, una newsletter, un catalogo, una brochure, eccetera, eccetera, eccetera. Non è vero, ovviamente. Perchè la roba è talmente tanta che per essere utile dovrebbe essere archiviata e schedata in una stanza apposita, mentre così è solo un ammasso informe di roba, dove non troverei nulla neanche ricordando che c'è. E tra l'altro non lo ricordo.

La seconda. Non è sufficiente scrivere in calce alle mail di non stampare per rispettare l'ambiente. Non ci posso fare niente: se devo lavorare su qualcosa, io devo stampare. Sento sulle spalle la responsabilità ambientale di tutto ciò, ma almeno ho buttato tutto quanto nella raccolta differenziata, facendo attenzione a togliere le plastichine e tutto quanto.

La terza. La premessa iniziale si è rivelata infondata. Stranamente lo spazio non è lineare, quindi non è vero che buttando roba si crea spazio e ce ne sta dell'altra. Non so perchè, ma non è vero.

Però ho ottenuto un altro risultato. Dopo una giornata intera trascorsa a separare, strappare, buttare, archiviare carta, la mia allergia non è aumentata. Quindi a quanto pare, la polvere non c'entra.
Accontentiamoci.

sabato 3 ottobre 2009

Citazioni colte alla sprovvista

Qual è il limite tra citazione, omaggio e furto?
Oggi, nel pieno di un momento creativo in cui cercavo disperatamente di trovare una frase vincente e geniale che conquistasse il pubblico e lo facesse perdutamente innamorare del prodotto, sono caduta nella tentazione di usare il titolo di una famosa canzone.
E mi è tornata in mente la campagna pubblicitaria dei supermercati Pam, di circa tre anni fa. Se non ricordo male, un allegro peperone giallo spiccava su campo bianco. Quella che ricordo perfettamente era la headline "Senti come grida il peperone. Pam."
La leggenda narra che gli Eli non ne furono felicissimi.
Io mi immagino Rocco Tanica che esce felice da casa sua, attraversa la strada, volta l'angolo e... eccolo là. Proprio davanti a lui gli fa l'occhilino spavaldo il cartellone pubblicitrio incriminato.
E a Rocco Tanica, come a molti anni, quella frase è sufficiente per innescare in automatico il sottofondo musicale di Piattaforma.
E non perchè la frase ricordi la canzone, ma perchè è esattamente tratta dalla canzone stessa. Uguale. Compresa la parola "Pam".
E così la leggenda narra che Rocco Tanica sia tornato a casa e abbia telefonato alla direzione dei Supermercati Pam, per chiedere ragguagli e soprattutto per essere aiutato a ricordare il giorno e il luogo in cui lui (o chi per lui) avrebbe autorizzato l'utilizzo della canzone in una campagna pubblicitaria.
La storia si chiude in modo epico, con una risposta che lascia il segno: "no, ma non era necessario mettersi d'accordo in alcuni modo, si trattava soltanto di una citazione, di un omaggio a voi".
Che meraviglia.
Questo pomeriggio, ho scartato la possibilità di un'analoga citazione. Un minimo di dignità vorrei provare a conservarla.
Considerato che il titolo della canzone è talmente noto da essere diventato un modo di dire, mi sono limitata a costruire una frase che creasse un'evocativa assonanza. E fin lì, credo davvero nulla di male.

Ora mi vado ad ascoltare Parco Sempione, giusto prima di andare a dormire.