venerdì 27 febbraio 2009

Va ora in onda...

Io lo avevo detto che i mesi di buio invernale non mi avrebbero fatto bene. Infatti sono entrata in un lungo letargo dal quale solo adesso sembro riuscire ad emergere.
Non mi sono fatta mancare niente: crisi esistenziali, brevi (e poco organizzate) euforie, grandi delusioni e speranze decisamente idiote. Compresa una bella influenza, che non ha giovato per nulla all'umore generale.

Bene, solo adesso mi rendo conto che la soluzione era sotto i miei occhi e non me ne sono mai accorta: se solo io vivessi in un telefilm o in una sit com, sarebbe tutto diverso. Non una roba di quelle italiane, che non per fare l'esterofila, ma fanno veramente pietà.
No, starei volentieri sul classico: tipo i Robinson, Casa Keaton, La Famiglia Bradford... non posso citarli tutti, perchè se no entro in un loop da cui non uscirei viva.

Gli ingredienti però sono importanti.

Primo elemento, la sigla. E' fondamentale avere una musica orecchiabile, di quelle coinvolgenti che ti fanno sentire di buon umore soltanto a sentirle e ti mettono addosso anche un filo di tristezza, sottile... tipo "peccato non essere lì".
E su questa base, scorreranno i miei migliori primi piani con un meraviglioso effetto flou che avvolgerà il tutto di grande poesia. Un sorriso di qua, uno sguardo sognante di là, un momento di allegria con gli amici...

Secondo elemento, i personaggi. A parte me, ovviamente, ci saranno i miei amici, i miei familiari, i miei colleghi e i miei vicini di casa. Adesso effettivamente vengono realizzate sit com leggermente più caustiche di una volta, ma in ogni caso il cattivo non esiste. Al massimo c'è il sarcastico, oppure l'antipatico o al limite lo scemo. Sono certezze che fanno la differenza.

Terzo elemento, l'intreccio. E' la questione più importante, perchè ogni storia si sviluppa con una scansione ben precisa. I personaggi si innamorano, si lasciano, si sposano, fanno figli e chi più ne ha più ne metta, ma di certo ogni problema si risolve nell'arco di una puntata. In situazioni particolarmente drammatiche, in due.
E la puntata varia da un minimo di 20 minuti (sit com vere e proprie) ad un massimo di un'oretta (telefilm o serie in generale).
Questo significa che uno non si trascina i problemi per mesi e mesi, non si ritrova a dover prendere decisioni assurde senza sapere dove sbattere la testa.

E allora anche adesso mi viene da chiedermi: quando arriva questa benedetta sigla di chiusura? Quando mi si presenta il personaggio saggio che mi dice quelle tre banalità terribili che invece di farmi cadere le braccia mi fanno luccicare gli occhi e mi permettono di capire che la soluzione l'ho sempre saputa e soltanto avevo bisogno di capirlo?

Ho il timore che sia una di quelle volte in cui la serie si chiude con un grande interrogrativo e bisogna aspettare che trasmettano la serie successiva per scoprire come va a finire. Mi metto comoda.