martedì 18 novembre 2014

Per essere solleciti

Telefonata al centro informazioni INPS.

Io: Vorrei avere informazioni sulla mia pratica di disoccupazione. Ho in mano la ricevuta che dimostra che è stata presentata, ma sul mio profilo personale del portale INPS non risulta alcuna domanda. Può controllare, per favore?
Impiegata INPS: Ma non è ancora passato un mese dalla sua richiesta!
Io: Lo so, è vero. Ma vorrei solo controllare. Voglio dire.. dovrebbe esistere la mia richiesta, no?
Impiegata INPS: Io non la vedo, ma siccome non è passato un mese non posso fare un sollecito.
Io: Ma non voglio fare un sollecito, voglio sapere se esiste, se è in fase di elaborazione e se sta procedendo tutto. Poi aspetto, non voglio sollecitare.
Impiegata INPS: Va bene. Però siccome non è passato un mese, non posso fare un sollecito.
Io: Ma io non voglio fare un sollecito...
Impiegata INPS: È troppo presto.
Io: Per fare cosa?
Impiegata INPS: Richiami quando sarà passato un mese. Faremo un sollecito.
Io: Capisco, richiamerò.

venerdì 7 novembre 2014

10 motivi per cui la doppia spunta blu di WhatsApp non è un problema

Rassegniamoci: quel che è fatto, è fatto. Un altro baluardo della privacy è crollato, ma non è il caso di farne una tragedia. Da oggi WhatsApp ha un modo per far sapere se l’interlocutore ha letto il messaggio: la doppia spunta diventa blu. La novità ha fatto precipitare nel panico un sacco di gente. Ma io credo che non bisognerebbe preoccuparsi poi così tanto e spiego perché.

Il tuo messaggio è stato ignorato con successo











Ecco 10 situazioni in cui hai sempre pensato di dover fingere di non aver letto il messaggio (anche se non era vero). Da oggi, dovrai invece imparare a convivere con la spunta blu di WhatsApp.

1. Lui ti scrive. Tu non puoi resistere e leggi. Ma vuoi fare la preziosa e decidi di aspettare un po’ a rispondere, per sembrare molto impegnata e poco interessata.
Soluzione: non fare la figa, non sei credibile. Vale anche al maschile, uguale identico.

2. L’amico noioso ti ha scritto per l’ennesima volta. La tua strategia è ignorarlo e fare finta di niente. Eppure la curiosità è più forte di te e vuoi leggere cosa ti sta scrivendo.
Soluzione: esiste la possibilità di bloccare un numero. Almeno il tuo amico saprà che ti sta sul cazzo.

3. L’amico logorroico ti ha scritto per l’ennesima volta. Qui la situazione è diversa: non è che non vuoi rispondere, ma non hai a disposizione tutto il tempo che questa conversazione richiede.
Soluzione: aiuta il tuo amico a capire che deve imparare ad essere sintetico, oppure ad aspettare con pazienza.

4. Stai dormendo. Senti il suono della notifica di WhatsApp e senza quasi accorgerti leggi il messaggio. Ma immediatamente dopo stai già dormendo di nuovo.
Soluzione: se sono le 3 di notte, il problema è del tuo amico e non tuo. Se sono le 4 del pomeriggio di un giorno lavorativo, spera che non sia il tuo capo che, dalla stanza accanto, cerca un modo per svegliarti.

5. Ricevi un invito per uscire, non necessariamente un invito galante. Siccome non hai voglia di accettare, ma neanche il coraggio di rifiutare, fingi di averlo letto troppo tardi e rispondi dopo due ore “oh scusa, sono già in pigiama”.
Soluzione: dire “non ho voglia” non ha mai ucciso nessuno.

6. Dici sempre a tutti che lavori tantissimo e non vuoi che qualcuno sappia che riesci comunque a seguire le varie conversazioni WhatsApp, anche se non partecipi.
Soluzione: non fare il figo, non stai salvando il mondo (se sì, scusami... tu puoi anche non rispondere).

7. Arriva la notifica di WhatsApp e tu subito vai a leggere il messaggio. Il problema è che il telefono non è il tuo. Ora sia il proprietario del telefono, sia il suo amico sanno che sei pettegolo. 
Soluzione: impara a farti i fatti tuoi.

8. Hai 15 anni. Tua madre ti scrive su WhatsApp per chiederti di comprare il pane, tornando da scuola. E tu leggi il messaggio anche se sono le 10.20 del mattino e sei nel bel mezzo dell’ora di latino.
Soluzione: no, con te non c’è niente da fare. Arrangiati.

9. Tizio ti scrive per parlarti di Caio. Ma Sempronio ti aveva già raccontato qualcosa di Caio, solo che tu adesso non ricordi più se sei ufficialmente autorizzato a sapere queste cose o se devi fare finta di niente. Prima di decidere come rispondere a Tizio, devi consultare nuovamente Sempronio e fare un rapido ripasso... intanto Tizio aspetta e vede che sei online e che hai letto la sua notizia bomba su Caio. Sarà difficile per te fingere stupore dopo 20 minuti di riflessione..
Soluzione: non sei Mata Hari. Impedisci ai tuoi amici di raccontarti dei segreti, per il bene di Tizio, Caio e Sempronio. E per il tuo bene, soprattutto.

10. Uscite insieme da poco. Lui ti scrive “ti amo” su WhatsApp. Tu ci metti un bel po’ a rispondere.
Soluzione: mollalo. Primo perché si è dichiarato su WhatsApp. Secondo perché non mi sembri tanto convinta neanche tu. Nel caso, evita però di lasciarlo su WhatsApp (tanto lo so che non lo molli...). Anche questo vale anche al maschile, uguale e identico.

mercoledì 5 novembre 2014

Parola d'ordine: dimissioni!

Alla sindrome di Stoccolma forse si può sfuggire e io mi sono finalmente dimessa
No, per carità, non mettiamola giù troppo dura. Però se da anni dondolavo sulla porta, un po’ fuori e un po’ dentro, senza riuscire a prendere una decisione o a cogliere una buona opportunità, forse un problema c’era. E forse dipendeva pure da me. Bene, diciamo che smettere di pagarmi è stato un buon incentivo a farmi dimettere. Loro del resto sono stati sempre degli ottimi motivatori.



E adesso? Adesso ci si diverte. Si mandano cv, si fissano colloqui, ci si fa insultare un pochino, si subiscono gli sguardi di commiserazione di direttori creativi sclerati e i discorsi disfattisti dei direttori commerciali sulle prospettive economiche e contrattualistiche. E poi si ricomincia a valutare la libera professione, sbattendo la testa contro il muro e ripetendo: "eppure mi ero detta che non ci sarei ricascata".

Bene, eccomi qua, di nuovo in carreggiata. Si ricomincia.
Inaspettatamente, quello che scrissi alcuni mesi fa potrebbe non essere così vero.

domenica 27 aprile 2014

Trucco e parrucco

Con la destrezza che mi rappresenta, ieri sono andata da Sephora per una seduta di trucco professionale, gentilmente regalata dai miei amici al mio ultimo compleanno.
Si occupa di me una ragazza che vorrei definire semplicemente particolare. Apre le danze applicandomi un'idratante per la base e commentando, con evidente disappunto: "Che pelle secca".
Poi sta zitta. Cioè non mi dice veramente altro, sta solo zitta e continua a maneggiarmi la faccia.
Finché non arriva all'applicazione del mascara e decide che è il momento di riaprire bocca, giusto per dirmi che "le mie ciglia vanno un po' dove vogliono loro". Ecco, ho le ciglia anarchiche. Io non lo sapevo. Cioè, sapevo che c'era qualcosa di strano, ma non sapevo cosa. Adesso so che sono delle sovversive, che non collaborano e che non mi sono per niente grate dell'impegno che ogni giorno spendo per renderle più belle, lunghe e lucenti. Dopo le ciglia sovversive, è stata la volta delle sopracciglia discontinue. Eh no, le sopracciglia no. Di loro io sono sempre andata fiera (e non sono molte le cose di cui vado fiera) e quindi glielo dico, specificando che quasi non me ne occupo, che non mi hanno richiesto mai particolari cure. "Ecco, appunto" mi risponde. Molto bene.
A trucco finito, l'ho ripagata rifiutandomi di alzarmi e chiedendole con dovizia di particolari ogni singolo prodotto che aveva usato, dal correttore al fondotinta, da tutte le possibili varietà di ombretti marroni fino all'illuminante.


Cari amici, grazie mille perché è stata un'esperienza davvero interessante, istruttiva e anche un po' naive.
Ho capito che c'è un motivo se uso solo il marrone sugli occhi: mi sta bene (miracolo che lo avessi intuito). Ho capito anche che devo rispettare di più i desideri delle mie ciglia e ho capito che devo acquistare qualcosa per le sopracciglia. Sicuramente non quello che mi è stato consigliato, perché 38 euro per le mie sopracciglia (che secondo me rasentano la perfezione) è davvero troppo.

mercoledì 23 aprile 2014

Piovono polpette, governo ladro

Stasera ho cucinato polpette.
Sono venute bene, non c'è che dire. Una mia amica le avrebbe definite paradisiache. Cioè io le avrei definite così, prendendo a prestito l'espressione.
Forse però mi sono sembrate così buone perché quando sono tornata a casa dal lavoro non avevo ancora tirato fuori dal congelatore la carne. Quindi ho dovuto aspettare che si scongelasse, incoraggiarla con il microonde, e solo a quel punto procedere con la preparazione.

La preparazione, ecco. Io non so bene come mai, ma le polpette sono uno dei pochi piatti per i quali non ho una ricetta precisa. Quali sono le giuste quantità? Non è dato sapersi. Così si butta tutto dentro alla ciotola e ci si sporca un po' le mani a impastare. Che poi è asciutto, e ci aggiungi del latte. E poi è poco asciutto e ci aggiungi il pangrattato. Stasera ho capito che, a furia di aggiungere cose, il volume dell'impasto è nettamente aumentato e dovrò surgelare un bel po' di polpette, perché non c'è un battaglione pronto a finirle tutte.

La questione è che sono un'eterna insoddisfatta. Farei e rifarei tutto ogni volta. Rifarei questo blog, rifarei questo post, svuoterei ogni armadio di casa e lo riempirei seguendo una nuova logica.
Un sacco di fatica sprecata, tanto poi si torna al punto di partenza, e si ricomincia.

Comunque le polpette erano buone. E neanche questa volta mi sono segnata le dosi.

giovedì 10 aprile 2014

Nella tana del Bianconiglio

Pris: "Per avere il tempo di stare dietro a due blog dovrei licenziarmi."
Mia: "E poi non avresti più di cosa scrivere."


mercoledì 9 aprile 2014

La vanità del blogger. Sottotitolo: Pris è tornata!

Non credo di essere una persona vanitosa, non particolarmente.
Posso uscire di casa con una felpa, gli occhiali e la ricrescita.
Posso andare in giro con una macchina che non viene lavata da... non lo so.
Non sfidatemi oltre, posso.
Però all'ennesima voce che si alza per lamentare l'assenza del blog di Pris, non ho resistito. Capite, se si tocca quella corda lì, quella del "mi piaceva così tanto leggerti", io perdo totalmente lucidità e non so dire di no.

Ma alla fine, dov'era andata Pris?
Confesso, avevo deciso di darmi un tono, un contegno, un qualcosa. Avevo deciso che era necessario fare qualcosa di concreto per la ricerca di un nuovo lavoro, per misurarmi in modo più professionale con la blogosfera. Sì lo ammetto, ho aperto un blog "serio" di quelli che parlano di marketing, di pubblicità, di cosa ne penso della creatività, che segnalava faccende interessanti, che provava a dire cosa funziona e cosa no, sempre secondo me.
Eh lo so, che palle.
In realtà non è vero, mi sento in dovere di difendere l'altra mia creatura. Ne sono contenta, mi piace, eccetera. Però qua è un'altra cosa. Qua è uscire dal lavoro, bersi qualcosa e raccontare cosa mi è capitato.

Riuscirò mai a portare avanti due blog contemporaneamente? Uno alla volta mi sfianca, figuriamoci due.
Ma cos'è questa, una sfida? Ecco, ci sono cascata. Se è difficile, ci devo riuscire.
E quindi eccomi qua, Pris è tornata.

A proposito, per fare un buon riassunto di questi due anni, vorrei citare Tomasi di Lampedusa: "se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". Ecco, io volevo che tutto cambiasse e tutto è rimasto com'era. Quindi non vi preoccupate, il riassunto delle puntate precedenti non è necessario, si può ripartire tranquillamente da qui.
Ben trovati!

martedì 17 aprile 2012

Non sense, non so


Tardo pomeriggio. Dalla strada si sentono voci, come se fossero dei cori.
Terza sorella: "Ma cosa dicono? Sono canti di partigiani?"
Uoma: "Sì, sono quelli del MSI che hanno la sede qua dietro"
Terza Sorella: "Impossibile, perchè non esiste più il MSI"


Sembra una conversazione dell'assurdo, ma giuro che è tutto vero.

lunedì 2 aprile 2012

Grazie, prego, scusi, tornerò

Ci sono blogger che, quando mancano per troppo tempo, chiedono scusa ai propri lettori.
Abbiate pazienza, ma io invece non credo di dover chiedere scusa a nessuno. Anzi, secondo me chi segue questo blog dovrebbe proprio ringraziarmi, perché almeno quando non so cosa dire non dico niente.
A presto.

mercoledì 1 febbraio 2012

Tanto rumore per nulla

Esterno notte. Squilla il telefono mentre torno a casa.
Deckard: "Com'è andata dal veterinario?"
Pris: "Volevi dire oculista?"
Deckard: "Sì, è la stessa cosa..."

Mattina successiva. Ufficio, interno giorno.
Pussycat Boy: "Cosa ti ha detto l'oculista?"
Pris: "Pare che queste lenti a contatto siano il problema. Sono sovracorretta."
Pussycat Boy: "Sei la solita precisina..."

mercoledì 16 novembre 2011

Nostop

Il Consiglio comunale di Milano delibera sulla vendita delle quote di Sea e Serravalle dopo un dibattito di 27 ore.
Sospetto che i lavori del Consiglio fossero nelle mani del mio Direttore Creativo.

martedì 15 novembre 2011

Le casette di marzapane dell'Ikea

Pris: "Che belle le casette di marzapane!" (guardando la solita banca immagini per la solita creatività natalizia)
Pussycat Boy: "Le hanno uguali anche all'Ikea"
Pris: "Ma che si montano, tipo il Billy?"
Pussycat Boy: "In che senso?"
Pris: "Sai la libreria Billy? Se è dell'Ikea, anche la casetta di marzapane avrà le viti e le istruzioni?"
Pussycat Boy: "Non so come dirtelo, ma nella comunità gay Billy è un'altra cosa... diciamo dalla forma più anatomica"
Pris: "Ok, niente istruzioni"

lunedì 14 novembre 2011

Le mille contraddizioni di un copy con il motore di una Ferrari

Ho il raffreddore, sono stanca, sono di pessimo umore.
Dunque, sarò breve.

Mi preme diramare un piccolo bollettino in merito alla Ferrari che dai primi di settembre mi affianca nel ruolo di copywriter senior in agenzia.

La cosa più interessante di lui sono le molte contraddizioni tra ciò che esibisce e ciò che è.

Si dichiara incallito e appassionato motociclista. Però viene in ufficio con i mezzi o in macchina se il cielo minaccia pioggia.
Racconta di aver ricevuto in regalo i biglietti per andare a teatro, con un tono che sembra alludere a Luigi Pirandello o a Bernard Shaw. Invece va a fare il pubblico da Colorado.
Ostenta di continuo la sua decennale esperienza, sottolineando la sua capacità di affrontare ogni problema. Solo che non ha la più pallida idea di come inserire il numero di pagina in un ppt.
Va fiero del ruolo di referente dell'area creativa. Ma non può essere punto di riferimento di nessuno, perché non nutre alcun interesse circa quello che fanno gli altri (né in generale sugli altri).
Elargisce taglienti giudizi sulle altrui proposte creative. Ma è daltonico e non riconosce i colori, quindi gli è difficile sapere se un testo si legge bene su un fondo colorato. Nel caso, evita anche di controllarlo.

C'è da dire che è intelligente e che probabilmente scrive bene. Dico probabilmente, perché non ho avuto ancora occasione di apprezzare il suo talento. Di sicuro scrive molto. Almeno su WhatsApp.

domenica 30 ottobre 2011

Cosa significa flessibilità

Mentre si fa un gran parlare di flessibilità e di licenziamenti facili, vorrei fare un esempio concreto di quel che significa tutto questo.

Oggi sono andata dal parrucchiere.
Mentre ero seduta sulla mia bella poltroncina con massaggio shiatsu incorporato, sentivo la ragazza che si occupava dei miei capelli lamentarsi con una collega.
Il motivo era semplice: erano le 15 e per l'ennesimo giorno non era ancora riuscita a mangiare. Per tutta la settimana, diceva, aveva pranzato non prima delle 16.

Siccome sono una curiosa cronica, ho aperto bene gli occhi e ho allungato le orecchie.
Ho visto la ragazza che si affrettava a finire tutto quello che aveva da fare e che puntualmente ritornava dal suo capo a chiedere se poteva fermarsi a mangiare. Ma ogni volta ho visto lui che continuava a risponderle "non ancora". 
Nel frattempo, sentivo lui che accoglieva le clienti, che scambiava due parole con le più fedeli e che raccontava per filo e per segno quello che aveva mangiato, sottolineando quanto per lui fosse importante prendersi una pausa e pranzare con calma, per evitare di accumulare stress e mal di stomaco.

Ecco quanto. Questa è la flessibilità.
Non è una questione difficile da capire. Significa che una ragazza di 25 anni non può andare a testa alta dal proprio capo per rivendicare una cosa così banale come pranzare ad un orario normale. Significa che deve lamentarsi a bassa voce, perché per il suo capo è troppo facile scegliere le persone di cui circondarsi, tenere quelle che non si lamentano, e mandare via quelle che creano problemi.
Significa che chi lavora perde completamente il senso dei propri diritti e lo spazio per rivendicarli. E significa che chi ha un minimo di potere si abitua ad avere due pesi e due misure per ogni cosa, dando per scontato che i dipendenti si assumano i rischi degli imprenditori, senza capire più la differenza, perché nessuno più gliela fa notare.

Tutto molto facile, insomma. Poi si possono organizzare delle tre giorni in cui discutere, scalciare, erigersi a paladini dei diritti, fare l'occhiolino ai sindacati, ripetere al governo di dimettersi, ricominciare a litigare, e così via. Però è tutto molto più facile da capire, anche se magari non altrettanto facile da risolvere, arrivati a questo punto. Magari bisognava accorgersene un po' di tempo fa.

domenica 31 luglio 2011

Perdiamoci di vista

Milano, un pomeriggio qualsiasi di un sabato qualsiasi di mezza estate.
Semaforo rosso.
Fermo la macchina e mi guardo intorno.
Sul marciapiede di fronte a me vedo un tizio, completa tenuta da moto. Parla con una ragazza e gesticola concitato.
Non lo vedo in faccia, ma si muove in modo familiare, anche se lì per lì mi sembra improbabile averlo ricosciuto davvero.
Semaforo verde.
Riparto, gli passo vicino e lo guardo meglio.
Io, la persona meno fisionomista che ci sia, mi rendo conto di aver avuto ragione su una persona che non vedo da circa 15 anni.

Ecco a voi la morale della giornata.
Possono trascorrere 15 anni senza che si incontri più una persona, la quale nel frattempo può invecchiare, ingrassare o dimagrire, perdere i capelli o farli crescere. Ma se 15 anni fa era una persona supponente e fastidiosa, continuerà per sempre a pontificare nello stesso modo, ed a mettere a disagio la persona con cui sta parlando. Anche 15 anni dopo.
Il tempo sembra quindi non aver migliorato lui, ma sono certa che abbia migliorato me, perché adesso certi soggetti li riconosco più velocemente.
E comunque, che bello alle volte perdersi di vista.

domenica 24 luglio 2011

Alla griglia di partenza

Le assenze rendono i ritorni più piacevoli.
Riassunto delle puntate precedenti: Pisapia è Sindaco di Milano, tutti i referendum sono passati, il mio computer dell'ufficio è morto da oltre un mese e io mi porto ogni giorno il mio da casa, finalmente non ho più il colorito grigio/verde da milanese doc, la mia Punto del '99 ha puzzato di benzina per circa una settimana ma poi è tornata come nuova (la pompa di benzina più che altro è nuova) e in ultimo ho avuto conferma di non saper fare una borsa sensata nemmeno per stare via un weekend (ho portato un paio di scarpe con tutta la scatola).
Detto questo, l'altro giorno sono arrivata in ufficio con immotivato buon umore e ne sono uscita con un malumore che di fatto aveva molto più senso.

Si vocifera che da settembre arriverà in agenzia un nuovo copy. Un uomo.
Che i miei capi hanno già definito "Una Ferrari".
Ho l'impressione che la Ferrari sia uno di quelli che nascono belli e che passano la vita con grande convinzione di esserlo. Questa cosa però va letta come metafora, perché la bellezza non è esattamente una questione che lo riguarda.
Leggermente pieno di sé e vagamente marpione strisciante, si è presentato alla festa dell'agenzia cercando di essere brillante e un po' viscido al tempo stesso, che pensavo fosse una cosa impossibile, ma ora che ho visto la Ferrari in azione posso assicurare che si può fare.
Ha indagato, ha ammiccato, ha bevuto, ha millantato.
Poi ad un certo punto, parlando con me, si è interrotto di colpo e ha cominciato a smanettare con il cellulare dicendomi: "cancello i vecchi messaggi". Strana come strategia per apparire interessante, ma ha usato pure quella.
Nel frattempo, ho anche avuto occasione di incontrarlo.
I miei capi mi hanno detto che ho un sacco da imparare da lui. Che lui viene da una grande agenzia e che per sganciarsi e venire da noi le cose sono complicate. Ma anche che ha tantissima voglia di lavorare con noi e che quindi è disponibile fin da ora a partecipare a qualche progetto.
Non si capisce bene come mai quello che è chiaro a me non lo è a loro: alla Ferrari non frega nulla di lavorare con noi gratis e prima del tempo. Vuole solo capire se si pentirà di venire via da dove si trova.
Ma va bene così, posso anche capirlo.
Soltanto con una riunione e una telefonata è già riuscito ad essere sgredevole con me una manciata di volte.
Peccato. Mi spiace che abbia capito così male cosa vuol dire lavorare con delle donne.

venerdì 27 maggio 2011

Letizia e Giuliano: non serve leggere tra le righe

Mancano pochi giorni al ballottaggio per l'elezione del Sindaco di Milano. Staserami aspettavano due lettere: una di Letizia Moratti e una di Giuliano Pisapia. Le ho lette e le ho confrontate, trovando l'esperimento piuttosto interessante.

Letizia Moratti invia una lettera diversa alle donne e agli uomini. Io, in quanto donna, merito una lettera interamente al femminile, che in buona sostanza mi vuole convincere che Letizia è una di noi (dove il noi è tutto da capire..). Una lettera che parla del ruolo delle donne e dei servizi a loro dedicati. In realtà, la Moratti scrive che deve essere ancora riconosciuto il ruolo delle donne (ammettendo che non è stato "pienamente" valorizzato), ma non dice come. Parlando dei servizi per le donne, cita solamente la riduzione delle liste di attesa per gli asili (perché le donne sono mamme e questo binomio non può essere scisso), il fatto che è stata aumentata la sicurezza per le donne che prendono i mezzi pubblici la sera (ma senza spiegare come, e io che torno a casa tardi dal lavoro non mi sono mai accorta di nulla), i centri antiviolenza per le donne e le campagne di prevenzione per i tumori femminili, su cui mi permetto di sospendere il giudizio. Primo perché mi risulta che molto fosse stato già fatto dall'associazionismo e non saprei esattamente cosa ha fatto di più l'amministrazione comunale (né la Moratti lo spiega), secondo perché mi sembrano cose talmente fondamentali che ci mancherebbe altro non fossero state fatte.
Quello che mi lascia più perplessa è questa divisione di target che il marketing politico ha suggerito alla Moratti. Evidentemente ci si aspetta che io, in quanto donna, mi interessi solo del mio piccolo mondo, del mio focolare domestico che ai giorni nostri si è solo leggermente ampliato, ma che comunque sempre lì rimane. La lettera destinata all'elettore maschio, invece, tratta di vari argomenti che vanno dalla sicurezza alla viabilità, dall'acqua ai rifiuti, eccetera. L'elemento costante, comunque, è la fondamentale incapacità di entrare nel merito degli argomenti e di spiegare concretamente cosa si intende fare. Il sunto è che la Moratti ammette di non aver fatto tutto quello che c'era da fare, e chiede una seconda possibilità.
A me piace anche che venga dato uno sguardo di attenzione in più ai problemi delle donne. Ma preferirei che si cominciasse, una buona volta, a capire che i problemi delle donne sono problemi di civiltà e riguardano tutti, non solo le donne. Una città che non offre servizi per i bambini non fa un torto alle donne, ma a tutti. Una città dove le donne non siano sicure (ammesso sia vero) è una città che offende tutti. Ma evidentemente siamo lontani da tutto questo.

Sono di parte, lo ammetto. Ma la lettera di Pisapia a me è piaciuta. Una lettera più fitta, più lunga, più densa di contenuto. Una lettera in cui il candidato sindaco spiega concretamente quali sono i problemi di viabilità che intende risolvere, che chiarisce la questione della moschea e dei campi nomadi. Sicuramente c'è anche un po' di retorica politica, non lo nego. Ma di base c'è una persona che mi spiega come vede la città di Milano e io in questo racconto mi riconosco. Soprattutto, sono d'accordo sul fatto che l'attuale amministrazione ha "coltivato la paura dei cittadini anziché risolvere veramente i problemi".

Mi dispiace Letizia, ma non basta essere due donne per avere qualcosa in comune e io e te, onestamente, in comune non abbiamo proprio un bel niente.

martedì 17 maggio 2011

Blog che diventano famosi

In questi giorni assisto al declino della presenza di Mary Copy in agenzia. Il mio non è accanimento, solo esasperazione e devastazione psicologica. Con il passare dei giorni diminuiscono le aspettative nei suoi confronti da parte di tutti; la Uoma nemmeno si arrabbia con lei, come se non ne valesse la pena.
In un personale delirio di masochismo, mi rendo conto all'improvviso che, ogni volta che la Uoma mi ha urlato addosso, ha in qualche modo espresso stima nei miei confronti. Come quando litighi solo con le persone a cui tieni, delle altre chissene frega. O forse sono preda della sindrome di Stoccolma.

Una parentesi. Mary Copy continua a trascorrere buona parte del suo tempo a leggere blog, soprattutto di pubblicità e pubblicitari. Mi decanta spesso Donald Draper - BADAVENUE, blog di grido e particolarmente di moda se vuoi essere un creativo informato dei fatti.
Ecco, io volevo approfittare per dire che non riesco a leggerlo. Mi annoia, mi innervosisce, lo trovo del tutto irrilevante. E' il blog di persone molto fiere di appartenere alla creatività milanese, che parlano dei personaggi che lavorano in grandi agenzie come se fossero dei loro amici di infanzia (magari è così, buon per loro), che snobano progetti altisonanti come solo chi li mastica ogni santo giorno può permettersi di fare.
So che non raccoglierò il favore dei più, considerato che si tratta di un blog molto frequentato e commentato. Ma in tutta sincerità trovo questo parlarsi addosso stucchevole. Tanto, voglio dire, vivranno benissimo anche senza di me, e io senza di loro.

A Mary Copy, mi piacerebbe dire che non basta leggere tutti i blog più trendy dell'ambiente pubblicitario per capire qualcosa di pubblicità. Ma non mi ci metto.

martedì 10 maggio 2011

I giusti canali dell'informazione

TerzaSorella: Ho una notizia per te: Microsoft ha comprato Skype.
Reverendo: Ma io lo sapevo già da ieri, me l'aveva scritto.

Ma chi, direttamente il vecchio Bill?

giovedì 21 aprile 2011

Come non prendere posizione (neanche su se stessi)

Meno di una settimana fa è uscito nelle sale Habemus Papam, l'ultimo film di Nanni Moretti. Da molto tempo prima sono iniziate le polemiche. La sintesi è molto semplice: pare che non sia consentito inventare storie, immaginare situazioni, studiare personaggi, che fino a prova contraria è la cosa più divertente per chi scrive libri e (immagino) sceneggiature.
Per lo più credo che tutto questo sia solo rumore di fondo, persino sopportabile se non ci si fa troppo caso.
Tranne una voce che si staglia tra le altre guadagnando la mia attenzione, tanto supera ogni limite.

Un sito cattolico denuncia, tra gli altri, Fabio Fazio per aver intervistato Nanni Moretti senza contraddittorio.

Io non so se serva commentare l'affermazione, perché fa molto ridere già così. Però, se volete, provate a riflettere.
Come se vi chiedessero di parlare di vostro figlio, però con la presenza di qualcuno a cui vostro figlio sta profondamente antipatico.
Come se vi chiedessero di raccontare del vostro matrimonio, però con la presenza di qualcuno che odia vostro marito o vostra moglie.
Come se vi chiedessero di raccontare di un lavoro che avete fatto e di cui andate fieri, però con la presenza di qualcuno che vi considera un idiota.
Non è contraddittorio questo, ma schizofrenia.


Nota - Doverosa conclusione amara e non più ironica: la questione è che aumentano le persone che credono che ogni azione sia un atto politico. E queste persone non pensano che la politica sia un modo diverso per chiamare l'impegno civico, ma un'associazione a delinquere da cui sia necessario difendersi. Questo porta a dimenticare che un film è un'espressione artistica e non un gioco di potere.

venerdì 15 aprile 2011

Elio&Elio

Arriva aprile, arriva il Salone del Mobile a Milano. E quindi il Fuori Salone.
Milano è una città che ci sguazza in queste cose, tra gli aperitivi molto modaioli e i personaggi molto infighettati. Spesso mi domando come faccio io, ogni anno, ad attraversare tutto questo facendo quasi finta di niente.
Ma quest'anno ho incontrato anch'io il vip.
Due giorni fa, tornando a casa dal lavoro in macchina, ho dato un passaggio ad una collega e sono passata dal centro. Il mio parcheggio era provvisorio e non proprio da manuale, lo ammetto. Neanche nulla di sconvolgente, intendiamoci.
Ad un certo punto, è passato in fianco alla mia macchina Elio Fiorucci, Ha tolto i suoi occhiali con montatura gialla e mi ha guardato malissimo. Ma in faccia, proprio come se mi volesse chiedere cosa ci facessi io al mondo. O la mia macchina.
Eccola qui la vita mondana che mi merito.
Nel frattempo la mia collega continuava a lodare i suoi occhiali.
Io sono tornata a casa e ho pensato a questo post, che avrebbe potuto aprire con un Elio e chiudere con un altro Elio. Restando sempre in tema.

giovedì 24 marzo 2011

Hai voluto la bicicletta?

Non riesco a capire una cosa.
Ma perchè se vengono lanciati degli scooter che hanno la doppia ruota davanti, io non posso andare in giro con una biclietta che abbia due ruote dietro?
Attendo risposte, grazie.

giovedì 10 marzo 2011

Quando il Gran Ciambellano diventa Maestro di Cerimonie

Si rivela sempre interessante partecipare a quelle riunioni in cui si incontra per la prima volta un potenziale fornitore. L'occasione è ghiotta per presentare l'agenzia, dipingendola come uno scrigno delle meraviglie.
E devo dire che quest'ultima volta si è rivelata particolarmente divertente per il Gran Ciambellano, che ha dato del suo meglio.
Nei primi cinque minuti, ho pensato che sarebbe piaciuto anche a me lavorare in questa agenzia.
Nei seguenti cinque minuti mi sono resa conto che ci stavo da fin troppo tempo e che anche per i tizi che mi sedevano di fronte l'incanto si era già infranto.
Perché bisogna sapersi contenere. Se si esagera, diventa complicato rimanere credibili.

La riunione si faceva noiosa e io ho preso qualche appunto, giusto per restare sveglia.
"Noi siamo abituati a presentare ai clienti dei progetti-wow-completi"
"Voi in che cosa siete cintura nera?"
"Sento della buona energia in voi. Adesso vorrei vedere come frullate le idee."

Tutto vero e documentato. Credetemi.

martedì 8 marzo 2011

domenica 6 marzo 2011

Sette donne più una

Nell'agenzia in cui lavoro, esclusi i capi, siamo otto donne.
Nella pausa pranzo, ci sono otto donne che si riuniscono in una stanza e mangiano.
E quindi otto donne che parlano.
No, non proprio. Diciamo sette donne che parlano, più Mary Copy che consuma rapidamente il suo pranzo e se ne va senza proferire verbo.
Ma sette è comunque un numero critico.
Noi ci proviamo a sfatare tutti i luoghi comuni sul femminile, ma la verità è che gli argomenti forti della conversazione sono gli uomini e le diete (con variante attività fisica per smaltire calorie).
Ovviamente non dovete pensare che siamo persone banali e noiose. Parliamo anche di politica, di cultura, di attualità, delle nostre famiglie, dei nostri amici, di viaggi... Ma alla fine sempre di uomini e di diete.
Allora, questo post è dedicato a noi sette. Otto. No, Mary Copy non segue il mio blog e credo sia preferibile.

Negli USA hanno studiato la cyclette da scrivania. Molto piccola, si sistema sotto la scrivania, si collega al pc e quando si inizia a pedalare si visualizza una piccola schermata che dice a quale velocità si sta andando, quanti chilometri sono stati percorsi, e soprattutto quante calorie sono state consumate. Dalla foto mi viene solo un dubbio: come si concilia con la sedia da scrivania dotata di rotelle? Io mi immagino già pedalare e iniziare a spostarmi all'indietro con la sedia, per precipitare sul pavimento... Ma a parte questo, io sono convinta che questa scoperta cambierà la nostra vita lavorativa.
Secondo me, nel progress di lunedì dovremmo proporre l'acquisto di questo meravoglioso ritrovato della tecnologia. Come recitava il tormentone di un vecchio spot: meditate gente, meditate.

A proposito: vi dico subito che la versione che si collega a pc non è ancora disponibile (l'ho molto cercata!) e probabilmente per ora è riconducibile solo all'esperimento condotto dal British Journal of Sports Medicine.
Dobbiamo quindi accontentarci delle mini bike elettriche presenti sul mercato. Il costo è intorno ai 100 euro (tra i 70 e i 130 circa). Ma cercando bene e limitando le pretese, si trova anche a meno.

martedì 1 marzo 2011

E adesso musica!

Una persona normale, se travolta dallo scandalo Bunga Bunga, sarebbe stata presa dal panico e avrebbe faticato a trovare una via d'uscita.
Una persona normale.

Ma una persona che conosce profondamente tempi e linguaggi televisivi, non ha problemi a cavalcare questo momento, trovando il modo di volgerlo a suo favore. Ecco perchè Berlusconi, invece di tenere un dignitoso riserbo sulla vicenda, si misura in performance dialettiche che si inseguono, in un continuo ironizzare e giocare sul Bunga Bunga, sul gusto per il divertimento, sul suo amore per le donne, sulla sua indiscussa eterossessualità e prestanza sessuale. Non si vergogna di nulla. Mette in ridicolo gli altri, ridendo di tutti quelli che si scandalizzano, guardando le donne che si indignano e dicendo di loro che sono strumentalizzate o frustrate, o tutt'e due le cose.
Nessuno lo trattiene, è una battuta unica. Sabato è arrivato al punto di invitare il Congresso dei Cristiano riformisti ad unirsi al Bunga Bunga, e tutti questi uomini di fede hanno risposto con un boato.
Un crescendo che intende portare avanti fino al 6 aprile, quando spera che l'opinione pubblica si domanderà: ma davvero lo stanno processando per quella cosa di cui tutti ridono?

I tempi televisivi, ecco il segreto.
Se il prodotto viene lanciato il 6 aprile, per quella data tutto deve essere pronto, il terreno deve essere preparato a dovere.

Prima regola: comprare spazi pubblicitari, o meglio sfruttare ogni attimo di visibilità per portare avanti il proprio gioco.

Seconda regola: non difendersi mai, attaccare sempre. Ogni momento è buono per fare una battuta, raccontare una barzelletta, mettere in ridicolo qualcuno. Ridere quando i giornalisti fanno domande, non arrabbiarsi, essere superiori. Tenere il coltello dalla parte del manico, gestire la situazione.
Difficile affrontare un discorso serio se il Presidente del Consiglio fa così. Difficile trattare di questioni importanti. Meglio così. Se il terreno è questo si possono fare affermazioni che ci portano indietro di mille passi rispetto alle battaglie sociali e nessuno se ne potrà accorgere.
Insomma, Berlusconi non terrà mai un profilo basso. Non gli interessa e non sa nemmeno come si fa.
Lui è il vero protagonista dello show.

La mia conclusione è semplice: fare opposizione è difficile. Sono cambiate le regole. Bisogna cambiare i ritmi, bisogna sapere incalzare l'avversario.
Bisogna guardarsi allo specchio e chiedersi: ne sono capace? E poi avere l'onestà di accettare la risposta.

domenica 27 febbraio 2011

Muratore moldavo impara l'italiano

Ieri sera mi sono addormentata sul divano. Al mio risveglio, mi attendeva su Rai Uno il corso di italiano per stranieri.
Come tutti i corsi di lingua, si presentano situazioni e dialoghi ipotetici ma verosimili in cui l'alunno si potrebbe trovare, in modo tale che possa imparare le frasi più utili.
Tutti voi avrete tentato di fare le prime conversazioni in lingua dicendo chi siete, da dove venite, quanti anni avete e chiedendo qualcosa di particolarmente tipico: dove trovare il tale monumento, dove poter mangiare, eccetera.
Le scenette presentate da Rai Uno avevano come protagonisti un muratore moldavo e una badante ucraina.
Chi altro ha bisogno di imparare l'italiano?
Va bene, saranno statistiche.
Ma anche se fosse, perchè non possono anche loro avere necessità di imparare frasi tipiche per fare amicizia, raccontare della propria vita, della propria famiglia, o sapere qual è il piatto tipico della città dove sono arrivati a vivere?
"Sono moldavo e faccio il muratore. Sono bravo a fare il muratore. Lavoro bene e sono veloce."
Soprattutto hai un coraggio invidiabile.

martedì 22 febbraio 2011

Merry Copy!

I miei titoli cominciano ad essere molto simili, ma teniamo il filo del discorso.
Volevo solo segnalare una piccola nota. L'arrivo di Mary Copy avrebbe potuto minare la mia autostima, avrebbe potuto mettere in crisi il mio ruolo. La realtà è che Mary Copy fa la metà delle cose che faccio io. La restante metà non è capace di farla e soprattutto non è interessata ad impararla.
Il risultato è un trionfo: lei esce in orario sfoderando un sorriso durbans (anzi, neanche quello a dire il vero) mentre io sistemo per altre due ore e mezza il lavoro lasciato a metà da lei.
Ora, la conclusione è soprendente. Sul momento mi arrabbio, perchè non è elegante da parte sua mollarmi sulla scrivania ogni cosa, voltare le spalle e prendere la porta.
Ma la verità è che poi mi viene da ridere. Penso ai miei capi che credono di aver fatto una cosa tanto furba tenendo buona me e prendendo anche lei. E aspetto, perchè so che si accorgeranno presto della loro genialata, e magari sarà in una di quelle giornate belle intense, in cui sono particolarmente disposti a prendere le sorprese con allegria.
Basta che mi metta comoda ad aspettare. Vi aggiornerò.

venerdì 18 febbraio 2011

Il coraggio di cambiare le cose

Oggi ho preso una decisione importante.
Dopo aver lungamente riflettuto, credo proprio che a questo giro mi farò crescere i capelli.
In questo momento è il massimo che posso fare. Ci saranno momenti migliori e più coraggiosi per riflettere su tutto il resto. Bisogna anche sapersi accontentare.

mercoledì 16 febbraio 2011

Breaking News

Mary Copy affronta le sue prime prove critiche di agenzia.

Ieri la presentazione della sua campagna è andata bene, il rientro dalla riunione è stato glorioso, cliente in pugno e lavoro preso. Tempo due ore il cliente ha però inviato una mail (la solita mail) in cui indica quale sarà la bodycopy da utilizzare, evidentemente diversa da quella presentata.
La reazione di Mary Copy non è stata buona, soprattutto quando ha scoperto che la sua indignazione non veniva raccolta da nessuno.

Oggi ha scoperto che non è tutta una campagna pubblicitaria e che c'è ben altro da fare.
Ha scoperto che al copy non viene richiesto solo di scrivere testi creativi, rigorosamente in word, carattere arial (qualcuno ci penserà poi a rendere il tutto leggibile).
Non ha preso bene neanche questo.

Adesso il mio problema è che mugugna a voce bassa il suo scontento. Solo che a me viene da ridere, e siccome è seduta davanti a me, vengo ogni volta beccata.
Temo non sia l'inizio di una lunga amicizia.

venerdì 11 febbraio 2011

E il copy nuovo?

Ho scoperto che il mio blog è seguito.
Che nessuno mi fraintenda, non mi sono montata la testa e non penso di essere diventata una blogstar. Ogni tanto mi diverto a curiosare le statistiche di accesso e so perfettamente che mi leggono un po' di ragazzini che arrivano qui cercando il riassunto di qualche libro.
Ma non avrei mai detto che amici ed amiche seguissero davvero quello che scrivevo.
Invece nel corso dell'ultima settimana, la frase che ho sentito più spesso è stata: "Ciao, come stai? E con il copy nuovo come va?"
Molto bene.
Capisco di avere una responsabilità nei confronti dei miei lettori.

Posso dire che sono trascorse le due settimane di prova. Mary Poppins si fermerà ancora per un nuovo periodo di prova. Non so bene quanto ci sia da provare, ma questo è quanto.
C'è una precisazione da fare, però. In queste due settimane non ho avuto modo di conoscere il suo cognome e quindi, per onor di cronaca, d'ora in poi la chiamerò Mary Copy.
Per il resto, ecco quello che sappiamo di lei: nome, città di nascita, età, segno zodiacale (siamo pessime!), corso di laurea, quartiere di residenza, esistenza di un fidanzato. Stop.
Vi sembra un po' poco? Beh, ma voi potreste dire di sapere tutte queste cose sulla vera e unica Mary Poppins?

Per il momento, comunque, la cosa certa è che il suo ingresso in agenzia è stato davvero un evento vivace, divertente e scoppiettante.
Appena succederà veramente qualcosa, vi farò sapere.

lunedì 31 gennaio 2011

Tutto potrebbe succedere

Supercalifragilistichespiralidoso

Qualcuno avrebbe potuto prevedere l'arrivo di Mary Poppins?
No, diranno in coro i nostri piccoli lettori.
Infatti, perché quando meno te lo aspetti Mary Poppins si presenta alla tua porta e ti offre su un piatto d'argento tutte le soluzioni.
E così oggi si è presentata alla porta dell'agenzia una copy. Chi sarà mai? Nessuno lo sa, anzi nessuno si è reso conto del suo arrivo.
Evidentemente il mio direttore creativo ha scritto una letterina, esausta e insoddisfatta del copy attuale (la sottoscritta, se qualcuno si fosse distratto), ma poi pensando che era troppo bello per essere vero, si è accorta che i suoi desideri non si sarebbero mai avverati. Così ha stracciato la pagina in tanti piccoli foglietti e li ha gettati nel bidone della raccolta differenziata in cortile.
E, come per magia, oggi si è presentata una copy per il suo colloquio.
Cartellina rossa sotto il braccio, forse con un portfolio. Ma chi può dire cosa contiene la borsa di Mary Poppins?
Nessuno lo sa, ok, ok, non c'è bisogno di fare tutti i coretti per favore.
In realtà, comunque, nessuno si è accorto del suo arrivo, e nessuno ha capito che fosse lì per un colloquio. Lei è entrata in sala riunioni e ognuno ha ripreso a fare quello che stava facendo.
Fino a quando questa sera, poco prima di uscire, la Uoma ci ha detto "domani mattina arriva una ragazza nuova e fa la copy".
Che strano, senza mai guardarmi in faccia.
Che strano, si è dimenticata di dirmi qualcosa.
Ora, non è che mi debba delle spiegazioni. Però avvisarmi, comunicarmelo, farmi sapere come mi dovrò comportare o regolare con lei sarebbe stato interessante visto che, in linea teorica, io sarei il copy senior.
Non vorrei ancorarmi all'idiozia dei ruoli. Però anche sapere che i miei capi mi ritengono così inutile nell'economia generale del gruppo da ritenere irrilevante parlare con me, onestamente, non mi ha lasciato del tutto soddisfatta.
Va bene, aspettiamo domani mattina.Vi tengo aggiornati.

domenica 23 gennaio 2011

Generosità senza confini

Berlusconi non pagava prostitute, era solo generoso.
Quindi, anche le ragazze non erano prostitute, ma solo generose.
Ognuno offre quello che possiede, alla fine.

martedì 18 gennaio 2011

Ridimensionare gli obiettivi

Pris: Vorrei lavorare in un posto normale.
Mia: Non ti sentiresti a tuo agio.

Dame della carità sprecate

Scena: riunione per la definizione di un piano di comunicazione di una compagnia di assicurazione.

Pris: Veniamo alle attività che riguardano la responsabilità sociale e i progetti a scopo benefico...
Uoma: Io ho un'idea ... offriamo un'assicurazione ai senzatetto!
Reverendo: Non si può, non danno garanzie.
Pris: Ma che c'entra ... certo che si può! Basta istituire un fondo e utilizzare il denaro per quello. Più che altro, non capisco che assicurazione gli vuoi offrire.
Uoma: Un'assicurazione sanitaria.
Pris: Ma non ne hanno bisogno.
Uoma: E se si ammalano? Mica possono andare al pronto soccorso ...
Pris: Certo che possono.
Uoma: E come fanno?
Pris: In Italia abbiamo la mutua, hai presente il Sistema Sanitario Nazionale?
Uoma: Ma davvero?
Pris: Fidati.
Uoma: Allora no, non gli serve ...

Conclusioni. Ecco perché la Uoma e il Reverendo non capiscono il motivo delle ritenute sugli stipendi e delle tasse in generale. Non si finisce mai di imparare.

mercoledì 1 dicembre 2010

No comment

Sarei felice se l'onorevole Paola Binetti chiedesse ufficialmente scusa ai parenti e agli amici di Mario Monicelli.
Se poi la prossima volta riflettesse prima di parlare, sarebbe ancora meglio.

sabato 20 novembre 2010

La politica tra visione del mondo e persuasione

Le polemiche sulla trasmissione di Fazio e Saviano tengono banco, da prima che andasse in onda la prima puntata.
Mi ha fatto molto riflettere l'indignazione di molti che ritenevano inopportuno l'invito fatto a Fini e Bersani per elencare, rispettivamente, i valori della destra e della sinistra. Attenzione. Non il loro programma elettorale, ma un elenco di valori.
Poi le polemiche si sono sgonfiate con un niente di fatto, loro hanno fatto il loro intervento e se ne sono tornati a casa.
Ma il giorno dopo, un giornale online titolava: "Fini e Bersani: chi vi ha convinto di più? Votate."
E allora non ci siamo capiti.
Ma cosa vuol dire "chi vi ha convinto di più"?
La politica non è necessariamente persuasione, quella è una campagna elettoriale.
La politica è un modo di vedere il mondo, la società, il vivere insieme. Chi è più convincente?
Ognuno dei due ha spiegato cosa pensa la destra e cosa pensa la sinistra. Non loro, ma in generale.
Forse in questo paese non riusciamo più a capire che esiste la destra ed esiste la sinistra, a prescindere da chi la rappresenta.
Fini è stato convincente nel presentare i valori della destra. Sono i valori della destra che, per me, non sono convincenti. Ma questo è davvero molto diverso.

mercoledì 17 novembre 2010

Allora non posso più dire niente

Si narra che questa mattina il mio capo abbia incrociato la signora che pulisce l'ufficio.
Pare che con estrema gentilezza e dolcezza le abbia chiesto di prestare maggiore attenzione alla pulizia del bagno. A questo punto la storia sarebbe precipitata in un inatteso epilogo: la signora sarebbe scoppiata a piangere e tra i singhiozzi avrebbe detto "non sono una ladra".
A voi la libertà di interpretare il simpatico aneddoto e di immaginare i toni delicati con cui sarà stata espressa la critica costruttiva.


Nota a margine. Lavoro qui da anni e posso affermare con orgoglio di non essere ancora scoppiata a piangere. Per ora il mio capo ogni tanto mi tende un agguato e mi chiede cosa sto facendo, soprattutto quando sente lo strano rumore dei tasti della tastiera. Per chi se lo fosse perso, io sarei pagata per scrivere tutto il santo giorno.

sabato 13 novembre 2010

Spientino va alla guerra

Nuova puntata della vita in agenzia.
In un microcosmo che ormai da oltre due anni si è costruito tutto al femminile, è arrivata a luglio la comparsa maschile, nel ruolo (che nel corso dei mesi rivendicherà da protagonista) di creativo-programmatore-flashettaro-art-illustratore e sicuramente molto altro.
Lo dico subito: se volete leggere questo post cvome guerra tra i sessi, lasciate stare che non è da me. Ma la puntata odierna lascia in effetti spazio a nuove interpretazioni.

Sapientino (lo chiameremo così in simpatia) arriva nella versione "cagnolino bastonato che attraversa un brutto momento" e con tutto rispetto per il brutto momento oggettivo, il gineceo lo adotta. Come ciliegina sulla torta, il piccolo genio va all'altare, come previsto nonostante sia proprio nel bel mezzo delle sue altre disavventure familiari. Questo intenerisce ancora di più il cuore molliccio e la mente evidentemente instabile delle inconsapevoli donne.
Sì è vero, ogni tanto sparisce e non si presenta al lavoro per giorni. Sì è vero, questo destabilizza un po' i progetti in corso, ma insomma questo per lui è un brutto periodo, lo si deve e lo si può capire.

Poi, appena dopo l'estate, succedono alcune cose.

1) Io comincio a rendermi conto che collabora in modo del tutto anomalo con me e che non sembra apprezzare i testi che produco. Ad esempio, mentre lavoriamo insieme ad uno storyboard, mi chiede con insistenza se sono convinta dei testi, perchè evidentemente lui non lo è affatto. Io gli confermo che ci terrei a tenere la frase che ho scritto, come l'ho scritta, perchè mi piace abbastanza. Alla presentazione con il direttore creativo, prende lui la parola e sostiene che tutta la parte copy è provvisoria e sarà ovviamente da rivedere.
Che simpatico burlone. Io sorrido senza ribattere e penso che forse non aveva capito.

2) Al montaggio del suddetto lavoro, conclude la mia headline con tre punti esclamativi.
Gli dico di toglierli. Mi dice di no. Rido, e gli ripeto di toglierli. Non ride e mi ripete di no.
Allora gli faccio predente che non stiamo mandando un sms spiritoso e che non stiamo nemmeno decorando la Smemo, così gli ribadisco di toglierli. Lui sembra accettare.
A montaggio ultimato, procedo con il controllo testi e mi sembra tutto ok.
Lui soddisfatto, mi mostra tutto rallentato e mi fa notare che i tre punti esclamativi ci sono ancora, ma che l'animazione è talmente veloce che non si vedono.
Per la prima volta lo vedo con occhi diversi. Questo non è del tutto equilibrato.
Lo prego di nuovo di toglierli e lui, questa volta divertito, mi dice di no. Mi arrendo per sfinimento e gli dico di fare un po' quello che vuole, facendogli con garbo notare che in tutto questo c'è della follia.

3) Un bel giorno lui si sveglia male. Purtroppo si sveglia male anche il direttore creativo.
A questo si aggiunge che il direttore creativo è una donna con carattere di certo non privo di spigoli e nel giro di tre minuti d'orologio, lei gli sta urlando contro. Lui sembra reagire da gran signore e le intima di non farlo più, pena la rinuncia alla sua presenza (sottointeso preziosa) in ufficio. In un clima da guerra fredda, si depongono le armi e viene dichiarato un silente patto di non belligeranza.
La congrega di fanciulle tiene per sapientino, giudicandolo incompreso e ingiustamente assalito.
Con il senno di poi, non tanto per difendere lui. Più che altro perchè quelle erano giornate molto tese e il direttore creativo aveva già abbondantemente preso di mira ognuna di noi.

4) Sapientino dà una simpatica interpretazione dell'accaduto. Sostiene infatti che il direttore creativo non sappia relazionarsi con lui perchè non abituata ad avere a che fare con una persone di carattere. Evidentemente l'unica persona di carattere è lui.
Il sorriso si gela sui nostri volti e in un momento capiamo che ci ha dato delle femminucce prive di spina dorsale. Molto bene.

5) Sapientino comincia la sua battaglia per il suo compenso. Lui è molto bravo e molto richiesto. Sottolinea più volte di ricevere ogni giorno innumerevoli proposte di lavoro. Nonostante questo, pare che lui non abbia concordato lo stipendio all'inizio della collaborazione e che ora non sia soddisfatto di quanto ha ricevuto. Buffo, considerata l'esperienza che dice di avere.
Proprio nel bel mezzo dei giorni della contrattazione con i soci dell'agenzia, porta in agenzia il numero di un famoso giornale economico e mostra un progetto pubblicato in prima pagina, spiegando di esserne l'artefice.
Peccato che nel frattempo racconta anche di una storia macabra capitata ad una sua amica ("non sapete cosa è successo alla sorella del mio migliore amico...") e che stranamente ritroviamo in un sito di storie metropolitane. Chissà quella prima pagina...

6) In un modo o nell'altro, trova il modo di chiedere quasi a tutte noi l'ammontare del proprio stipendio. A me lo chiede specificando che si tratta di una domanda "in confidenza", anche se siamo tutt'altro che soli. Io gli rispondo senza troppi problemi e gli chiedo se secondo lui, lui che "ne sa", il mio è uno stipendio giusto, basso o alto. Questo perchè sono comunque un'ingenua, e ho l'impressione che potrebbe darmi un'opinione sensata, visto che mi lamento spesso ma non amo farlo senza averne motivo. Il piccolo genio mi risponde che il mio compenso gli sembra adeguato.

7) Sapientino spiega meglio la sua posizione e i suoi propositi ad una mia collega. Le dice che in Italia ci sono solo 5 persone con le sue competenze e che lui tra questi 5 è il migliore. Poi aggiunge che gli dispiace che in agenzia la persona con la maggiore anzianità (la sottoscritta) sia pagata meno di un cameriere, ma lui pretende di più.

Facciamo un pausa per chiarire meglio.
Il mio stipendio è adeguato. Io guadagno meno di un cameriere (non ho idea di quanto guadagni un cameriere e mi sfugge per quale motivo dovrebbe essere un metro di paragone). Lui merita di più, ma io no. La conclusione, rigorosa come un sillogismo aristotelico, è che io prendo poco, perchè merito poco. Molto bene, grazie per la considerazione. Chiusa parentesi.

8) La situazione precipita velocemente. Nel giro di una manciata di giorni trova il modo di offendere ognuna di noi: dice a una che non ha saputo costruirsi una professionalità, ignora il ruolo di un'altra e invece di riconoscerla come account la elegge a sua assistente-schiava personale. La nostra reazione ovviamente è quella di fare gruppo e di non offrirgli più il nostro appoggio. Nemmeno lo mettiamo in difficoltà, intendiamoci. Facciamo solo un passo indietro e decidiamo di osservare quello che succede.

L'epilogo è chiaro. Tutti ormai vedono Sapientino sotto una luce diversa, l'incanto di è rotto.
Insulta tutti, se la prende con chiunque, si dichiara troppo bravo e intelligente per sottostare a qualsiasi regola. In breve provoca rabbia, delusione, fastidio. Alla fine divertimento.

Oggi ci siamo salutati, senza troppi dispiacere. Se n'è andato. Lui non può mica lavorare così.
Forse i soci maschi dell'agenzia credono sia stata colpa nostra e che un uomo faccia fatica a lavorare nel nostro gruppo. Noi sappiamo che non è vero e che non è questo il problema. Qualcuna di noi ritiene piuttosto che gli uomini siano incapaci di sostenere ritmi e tensioni come noi. E che spesso soffrano la direzione creativa di una donna. Chi lo sa, io non sarei portata a leggere la faccenda in questi termini.
Ma questa volta, non mi sento nemmeno di escluderlo.

In ogni caso, caro il mio Sapientino, tanti auguri. Magari la prossima volta pensaci prima di metterti contro sei donne che hai classificato come prive di carattere.
E comunque, evita i tre punti esclamativi alla fine delle frasi.

sabato 9 ottobre 2010

Inizia il corso pratico: "Apri anche tu un'agenzia di pubblicità"

Regola 1:
Lavorando 11 ore al giorno si lavora male.

Se richiedi ai tuoi dipendenti di iniziare alle 9.30 e terminare ogni giorno tra le 20.30 e le 21.30, tieni conto delle conseguenze, soprattutto se non prevedi un pagamento degli straordinari.
Probabilmente non ti ameranno alla follia, soprattutto se tu te ne andrai ogni giorno due ore prima di loro.
Probabilmente saranno un po' nervosi, soprattutto se urlerai alla vista di ogni piccolo errore che, è bene saperlo, ci sarà inevitabilmente.
Probabilmente si risentiranno se gli dirai di non tardare nemmeno 5 minuti al mattino e di evitare di cincischiare. In particolare, evitare questa parola sarà decisamente saggio.

giovedì 16 settembre 2010

X-Day

GranCiambellano: Vorrei che questo evento avesse un nome figo, che esprimesse lusso, eccellenza.
Pris: Tipo?
GranCiambellano: Tipo D-Day.
Pris: Ma sai che cos'è il D-Day?
GranCiambellano: Beh non importa, ma se non avessero inventato già il D-Day, sarebbe quello il nome.

domenica 12 settembre 2010

Questione di prospettive

A febbraio 2010 ho registrato il mio blog su Wikio e la sua posizione in classifica era 12.970.
Oggi ho scoperto che ho conquistato posizione 4.030.
Bisogna sapersi accontentare di piccoli successi.

Le regole d'oro per il colloquio perfetto

La rete è piena zeppa di guide pratiche per affrontare al meglio un colloquio. Sono tutte guide per chi cerca lavoro. Ma vogliamo dire qualcosa anche di chi si occupa di effettuare le selezioni?

1. Se hai convocato una persona, ascoltala. Se questa persona è un creativo e si presenta con un portfolio, dagli un'occhiata. Se no come fai a capire con chi stai parlando?

2. Se una persona ha le idee chiare su quello che vuole o non vuole fare, prendila sul serio. Se la assumi senza dare peso alle sue aspettative, prima o poi dovrai fare i conti con un dipendente insoddisfatto e arrabbiato.

3. Non parlare male dei clienti dell'agenzia e dei lavori che vengono svolti. Se il dipendente non pensa almeno in fase di colloquio che lavorare lì sarà un idillio, figuriamoci dopo.

4. Non parlare male dei dipendenti dell'agenzia. Soprattutto, non raccontare ad un candidato cosa non andava del suo predecessore nello stesso ruolo. Inevitabilmente immaginerà cosa potresti dire tra qualche tempo di lui.

5. Non dare per scontato che per lavorare nella tua agenzia una persona sia disposta a tutto, compreso mollare il precedente lavoro con cinque minuti di preavviso. Se lo chiedi a qualcuno, questo qualcuno un giorno lo farà a te. In quel caso, non te ne lamentare.

Temo che nelle prossime settimane avrò occasione di proseguire questa lista.

mercoledì 1 settembre 2010

Settembre è il mese dei ripensamenti

Gran rientro in ufficio. Tutti si vogliono bene, sono abbronzati e sorridenti. Mentre i miei capi cercano di capire dove sono e cosa devono fare, li osservo e provo a immaginare se loro come me vorrebbero essere da tutt'altra parte. E fin qua la risposta è facile. E poi immagino che anche loro non avevano alcuna voglia di vedere me, come del resto io di vedere loro.
Ma comunque sia, ovunque mi volto mi accorgo che il primo giorno di settembre è una data quasi più significativa del primo giorno di gennaio. Forse i ritmi da anno scolastico ci imbrigliano ancora tutti, ma tant'è.
C'è chi si mette a dieta, chi si iscrive in palestra, chi decide di cambiare lavoro, chi formatta il computer, chi comincia ad allenarsi per la corsa, chi inizia a organizzare un matrimonio.
Io avrei tutta la voglia di fare una lista, visto che è da un po' che non ne faccio una e comincio a soffrire l'astinenza, ma mi trattengo. Mi ripeto che è tutta frustrazione futura che riuscirò a risparmiarmi quando tra un mese mi accorgerò di non aver fatto nulla.
Perchè la sindrome di settembre è bastarda: se una cosa non la inizi in questi giorni, al massimo settimane, è andata. Basta, tutto rimandato all'anno prossimo, non ne vale la pena. Inutile iniziare un corso di inglese a ottobre. Troppo tardi. Inutile rientrare al lavoro e dopo un mese e mezzo decidere di cambiare l'ordine in cui si archiviano i documenti. Fatica sprecata.
Quindi, attenzione. Settembre è alle porte, manovrare con cautela.

venerdì 13 agosto 2010

Firmato Lucarelli

Quasi mi vergogno ad ammetterlo, ma era da un sacco di tempo che non mi compravo un libro. Come spesso capita nella vita, quando le cose sono troppo semplici, ci si adagia. E in effetti la mia vita, limitatamente al rapporto con i libri, è lastricata d'oro. Vivo con una persona che ha un invidiabile gusto, o quanto meno un gusto che io condivido in pieno. Il risultato è che leggo alternativamente i libri che lui copiosamente mi regala e i libri che provengono dalla sua parte di libreria. Una goduria, insomma.

Oggi però sono uscita a farmi un giro. Da sola. Tranquilla. Senza guardare l'orologio. Sono entrata in una libreria e l'ho visto. Ho visto il libro che raccoglie i tre romanzi scritti da Lucarelli sul personaggio dell'ispettore Coliandro. Non è che potevo lasciarlo lì. Ora è vicino a me, che mi fa l'occhiolino dal tavolino in fianco al divano. Stai buono, devo finire di leggere Eraldo Baldini e poi sono subito da te. Mi piacciono i libri che chiedono attenzioni.

mercoledì 11 agosto 2010

Visto si stampi!

Si sa che durante le vacanze io mi dedico alla mia attività parallela, infilando perline, perlustrando la rete in cerca di nuove ispirazioni e girovagando tra negozietti di materiali vari.
Anche quest'anno trascorro così il mio agosto.
Oggi stampa dei nuovi cartoncini per presentare gli orecchini. E siccome alla fine sono sempre un copy, ho letto e riletto almeno 10 volte quelle quattro parole che ci sono scritte sopra.
Deformazione professionale, ma almeno non ho siglato gli esecutivi.

martedì 10 agosto 2010

Tutto tace

Ieri mi è successa una cosa strana.
Era domenica mattina.
Mi sono svegliata. Sono rimasta a letto con gli occhi ancora chiusi, ma capivo già che c'era qualcosa di strano.
C'era silenzio.
Non è una battuta, sono incredibilmente seria.
Non c'era nessuno che urlava sulle scale. Nessuno che si chiamava da una parte all'altra del cortile. Non c'erano gli operai al lavoro per smantellare pezzi di marciapiede e sostituire tubi del riscaldamento sotto al mio balcone.
E' vero che era domenica mattina. E' vero che siamo ad agosto. Ma non è la prima volta che passo l'agosto a Milano e questa cosa non mi era mai successa.
Piacevole comunque.
E non credete a quello che dicono su Studio Aperto. Non è vero che Milano si è svuotata, che la crisi non esiste e che la gente alle vacanze non sa resistere. Credo che semplicemente i milanesi abbiano imparato a dormire la domenica mattina. E questo mi riempie immensamente di gioia.
Buona città a tutti quelli che rimangono.

lunedì 2 agosto 2010

Quello che non ho

Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è un segreto in banca
quello che non ho sono le tue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.


Quello che non ho è di farla franca 
quello che non ho è quel che non mi manca
quello che non ho sono le tue parole
per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole.


Quello che non ho è un orologio avanti
per correre più in fretta e avervi più distanti
quello che non ho è un treno arrugginito
che mi riporti indietro da dove sono partito.


Quello che non ho sono i tuoi denti d'oro
quello che non ho è un pranzo di lavoro
quello che non ho è questa prateria
per correre più forte della malinconia.


Quello che non ho sono le mani in pasta
quello che non ho è un indirizzo in tasca
quello che non ho sei tu dalla mia parte
quello che non ho è di fregarti a carte.


Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è di farla franca
quello che non ho sono le sue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

martedì 22 giugno 2010

Elogio della follia del copy - Insegnamento del giorno

Quando in agenzia arriva una persona nuova che ha tanta voglia di imparare e di collaborare, questa è una manna dal cielo.
Quando questa persona ti presenta quello che scrive, è assolutamente necessario apportare solo ed esclusivamente le correzioni necessarie.
Non bisogna riscrivere tutto in modo complusivo solo perchè non lo si è scritto personalmente.
Le altre persone hanno pieno diritto ad un proprio stile.

Corregere oltre il dovuto può essere seriamente frainteso.
Si può passare per gente che ha bisogno di segnare il territorio.
E' difficile che qualcuno capisca che si tratta solo di follia, senza secondi fini.
E' difficile che qualcuno creda davvero che lo si fa anche con i propri testi, basta che siano stati scritti almeno un mese prima (quindi in realtà non più riconosciuti come propri).
In ogni caso, sorridere non serve.

Ok, ce la posso fare. Oggi sono stata brava e ho cercato il più possibile di attenermi a questa nuova e importante regola che forse eviterà di farmi odiare...

sabato 5 giugno 2010

che si fa?

Pris: Mi sa che domani mi dovrò comportare come si conviene a una signorina.
Deckard: E come si comporta una signorina?
Pris: Non lo so, è un po' quello in problema...

domenica 30 maggio 2010

5° Fiera di Primavera - San Giuliano Milanese

Per me è davvero un piacere segnalare che nella giornata di oggi si svolge a San Giuliano Milanese la 5° Fiera di Primavera, più precisamente tra via Monte Nero e Campoverde.
La cosa non mi riguara direttamente, ma espone Beads and Tricks, una delle mie blogger preferite. Siccome realizza pezzi davvero meravigliosi, lavorando direttamente il metallo (non come me che compro tutto e assemblo... dilettante che sono!) io sono certa che valga davvero la pena fare un salto e andarla a cercare.
Io farò davvero di tutto per esserci e per conoscerla finalmente di persona.
Quanto a voi, se siete della zona e se in questo momento, di domenica, siete ridotti/e a leggere il mio blog, probabilmente non avete una giornata così densa di impegni. Quindi, forza, coraggio e uscite di casa!

domenica 9 maggio 2010

La noia dei luoghi comuni

E' ufficiale, non sopporto la comicità di genere.
Mi riferisco a quella comicità in cui le donne parlano dei difetti di TUTTI gli uomini e gli uomini dei difetti di TUTTE le donne.
In genere gli uomini sono: pigri, non particolarmente amanti della pulizia, disattenti nei confronti di trucco e parrucco femminili, allergici allo shopping, fanatici dello sport, adoratori della propria mamma e della sua cucina, incapaci di trovare le proprie mutande nei cassetti predisposti.
Di contro, in genere le donne sono: geneticamente inadatte alla guida e al parcheggio, prive di senso pratico, refrattarie al sesso (in molti casi siamo ancora alla leggenda metropolitana del mal di testa), incapaci di capire cosa sia un fuori gioco, fanatiche dello shopping, impegnate ad estorcere soldi al genere maschile, impedite nel comprendere la tecnologia, naturalmente predisposte ad essere noiose e petulanti.

Sembra incredibile, ma anche i comici su cui avrei puntato qualcosa, presto o tardi si sono ripiegati su questi cliché. Vedi Luciana Littizzetto che adesso, pur di fare lo spot Coop, decanta il suo impegno nell'acquistare cibi sani perchè suo figlio non diventi come suo marito. Ma lei non ha un figlio. Perchè deve fare così? E perchè anche lei deve abbassarsi a parlare sempre di uomini che non sanno centrare la tazza quando fanno pipì?
Per non parlare di quando le attrici comiche partoriscono. E' la fine, perchè da lì in poi non parleranno mai più d'altro.

Va bene, vi direte voi, ma cosa me ne importa? C'è sempre la libertà di cambiare canale o di scegliere gli spettacoli cui partecipare.
Giustissimo, sacrosanto.
Quello che mi infastidisce è il messaggio che serpeggia.
L'idea che esistano due scatoloni con appiccicata fuori un'etichetta bella grande. Perchè così è più semplice, siamo sempre sicuri di sapere cosa c'è dentro e chi abbiamo davanti.

Va bene, ma non è così.
Mi piace il calcio e mi diverto ad andare allo stadio. Ma più di una volta mi sono sentita dire di stare zitta, essendo donna.
Mi piace guidare anche se non sono un'amante dei motori. Eppure spesso quando mi accosto per parcheggiare, trovo qualche egregio signore che si ferma apposta per vedere se ce la faccio.
Mi piace fare shopping, è vero, ma mi annoio con estrema facilità e voglio quasi subito tornare a casa.
La tecnologia mi affascina, così come la fantascienza, fin da quando ero bambina. Però a volte nei negozi di informatica rispondono alle mie domande come se parlassero a un bambino e quando di recente ho chiamato la Telecom per segnalare che l'ADSL non funzionava, il tecnico mi ha chiesto se ero sicura che il computer fosse acceso.

Sarà solo comicità, saranno solo giullari, ma non è così semplice secondo me.

mercoledì 14 aprile 2010

Dubbi e perline

In questi giorni mi sono un po' eclissata, per esplorare il mondo delle handcrafter italiane.
Non solo blog, come avevo fatto fino ad oggi, ma anche Facebook dove sono approdata (profilo e fan page, per non farmi mancare nulla) e siti di vendita online, nella cui moltitudine ho scelto DaWanda per i miei primi esperimenti (è nato anche il mio primo shop online, su piattaforma inglese e francese).

Ho capito che ho tantissimo da imparare, visto che capisco poco o niente di quello che mi capita intorno. Aste, concorsi, vendite, richieste... ci arriverò.
Intanto sto conoscendo un sacco di persone simpatiche, divertenti, accoglienti e disponibili. Oltre che molto creative! Quindi diciamo che in attesa di orientarmi meglio, mi godo la loro compagnia.

E poi ho capito che seguire un blog, un profilo Facebook, una Fan Page e uno shop su DaWanda richiede un bel po' di tempo. Anche perchè vorrei scattare nuove foto e realizzare nuovi pezzi. Insomma, sarebbe un lavoro, se non fosse che durante il giorno mi trovo a dovermi occupare di altro.

Ma, lo dico piano perchè non ne ho davvero il coraggio, per la prima volta da quando ho cominciato a lavorare come copy (e sono già alcuni annetti), ieri sera tornando a casa mi sono chiesta: "Ma io farò questo mestiere per tutta la vita?"
Onestamente, l'ho sempre dato per scontato. Ma è ancora così?
E cosa potrei fare d'altro?
E sono sicura che sarei più felice?

E nel crogiolarmi in mezzo ai miei dubbi esistenziali, che potenzialmente potrebbero arrivare molto più in là di quanto io non abbia scritto in questo post, mi sono anche chiesta se il fimo faccia per me.
Non ne sono mica sicura e non so se sono brava a modellare.

Magari almeno a questo interrogativo proverò a dare risposta in tempi brevi. Per il resto, si vedrà.

martedì 13 aprile 2010

Questione di stile

Account: Posso raccontarti cosa ci ha detto il cliente nella riunione di ieri?
Direttore Creativo: Non voglio che me ne parli, voglio che scrivi un meeting report. Ne parliamo solo quando ci sarà qualcosa di scritto.

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Account: Ti ho mandato via mail il meeting report della riunione. Quando hai tempo di leggerlo, ne possiamo parlare?
Direttore Creativo: Non mi far leggere questa roba... non me lo puoi raccontare?

martedì 30 marzo 2010

Amministrative 2010

E' andata anche questa volta. Prendi e porta a casa. Non prima, però, di tre considerazioni. Giusto tre.


NUMERO UNO: IL COMMENTO DI UMBERTO BOSSI

Corriere della Sera titola:








Sorvolando su questa foto che lo ritrae con il figlio, mi piacerebbe molto che qualcuno spiegasse a Bossi che l'annientamento della sinistra non è un vantaggio neanche per la destra. Chi ha creduto in una sinistra non è più rappresentato. Chi si vede rappresentato dalla destra non ha più un'opposizione. Questo in un paese democratico non dovrebbe essere considerato come fatto positivo. E sottolineo in un paese democratico. Lo sottolineo perchè un paese democratico presuppone un sistema legislativo che garantisca la pluralità e una coscienza civica che la sostenga. Ultimamente abbiamo problemi sia con l'una che con l'altra cosa e comincio a domandarmi cosa sia più grave.


NUMERO DUE: UN CANDIDATO, UN DESTINO SEGNATO

In Lombardia il centro sinistra candida Filippo Penati alla Presidenza, contro l'uscente Formigoni. Quando hanno presentato le liste mi sono chiesta come prima cosa come fosse possibile ritrovarmi lì ancora Formigoni, perchè avevo l'impressione che governasse da almeno 15 anni. Sono andata a verificare, e ho scoperto che non era solo un'impressione, ma che effettivamente è alla Presidenza della Regione Lombardia dal 1995 e che non sono stata certo l'unica a chiedersi se e quanto fosse legittima questa sua nuova candidatura...
Come seconda cosa, mi sono chiesta chi fosse il folle che aveva deciso di candidare Penati. Intendiamoci: Filippo Penati è uno che di per sé ha una sua dignità politica non indifferente. E' uno che ha fatto politica partendo dal basso, facendosi le ossa nella gestione amministrativa del territorio della periferia nord di Milano. Per intenderci è stato Assessore al comune di Sesto San Giovanni, Sindaco di Sesto San Giovanni per poi arrivare a ricoprire il ruolo di Presidente della Provincia di Milano. Quando è arrivato a candidarsi a questa carica nel 2004, aveva insomma una storia politica da mettere sul tavolo, aveva gente che lo aveva visto lavorare e che si fidava di lui. Non la faccio lunga, non ho certo intenzione di tessere le sue lodi o di fare una tardiva campagna elettorale a suo favore. Personalmente, apprezzo di lui alcune cose e molto meno altre, quindi non è il mio idolo incontestato.
Il fatto è che, neanche un anno fa, Penati è stato clamorosamente sconfitto nella corsa per la riconferma come Presidente della Provincia di Milano. Al suo posto, è stato eletto un perfetto sconosciuto. Ora, quando un Presidente uscente non viene rieletto, a vantaggio di una faccia che nessuno ha mai visto, onestamente non è un bel segno.
E allora? Allora il PD ha l'illuminante idea di riproporlo come Presidente della Regione. Solo che questa volta, l'uscente Formigoni ha dietro di sé poteri leggermente più forti. Cosa mai avrebbe potuto giocare a favore di Penati? Assolutamente nulla. Fossi stata in lui, mi sarei rifiutata di fare da carne da macello, perchè non ha fatto altro che questo. Le ultime notizie dicono che ne esce con poco più del 33%.
Candidato reciclato, campagna elettorale reciclata. Volete le prove? Basta un rapido colpo d'occhio.

Campagna elettorale Provincia di Milano:












Campagna per il ballottaggio alla Presidenza della Provincia di Milano:














Campagna elettorale Regione Lombardia:










La foto è identica, non hanno neanche pagato una sessione fotografica nuova. Avranno pensato che era stata così efficace quella del ballotaggio, che era del tutto inutile investire tempo e fatica in nuovi scatti.
Però hanno dato un taglio nuovo, personalmente mai visto, quello ad altezza ginocchia... ma sicuramente sono ignorante io ed è famoso come il piano americano o poco meno. Insomma, Penati lo si può avere solo in versione con giacca e versione senza giacca, tipo Clint Eastwood con e senza cappello.

Quindi diciamocelo: non ci credeva nessuno, nemmeno lui. Mi spiace solo pensare che ci sia stato sicuramente qualcuno del suo comitato elettorale che abbia sperato che fosse possibile. Tant'è.


NUMERO TRE: BISOGNA IMPARARE QUALCOSA

Il centro sinistra sta andando male, è un dato oggettivo di cui bisogna prendere atto. Magari bisognerebbe piantarla di parlare sempre "contro" qualcuno che mi sono stufata di nominare. Magari bisognerebbe distinguersi ed essere un'alternativa anche nel modo di parlare e di fare campagna elettorale. Magari bisognerebbe essere un po' più concreti. Magari bisognerebbe osservare casi come quelli della Puglia, dove quando c'è meno centro e più sinstra si riesce anche a costruire qualcosa di cui la gente poi si fida. Magari.

domenica 28 marzo 2010

Ispettore Coliandro: resisti che chiamiamo rinforzi!

La Rai lo cancella. Due episodi (il primo per giunta poco pubblicizzato, quindi me lo sono clamorosamente persa) e basta, chiudiamola lì.
Pare che ci siano problemi di budget, che gli ascolti non siano sufficienti. Bla bla bla.
L'ispettore Coliandro se ne andrebbe dalla stanza lasciandoli parlare e commenterebbe con un "minchia", senza stupirsi più di tanto. Lui è uno che viene spedito come niente all'ufficio Passaporti, che sarà mai, poi in qualche modo se la cava, anche se magari poi non c'è nessuno che si ricordi di rendergli merito di qualcosa.
Lui del resto, si sa, è uno che non ne azzecca mai una.


E' anche per questo che molti fan si sono mobilitati con un vero e proprio mail bombing. Perchè insomma, già va un po' da schifo a tutti quant, almeno per lui cerchiamo di fare qualcosa. La cosa più divertente è che si sono mobilitati anche i poliziotti veri, che hanno aperto un gruppo su Facebook per chiedere che la serie non venga chiusa, sentendosi molto più rappresentati da Coliandro che dalle recenti (e inumerevoli) fiction macho-poliziottesche.